mercoledì 18 novembre 2015

Fargo


Jerry, direttore vendite di una concessionaria, si trova al lastrico: per ottenere soldi facili decide di ingaggiare due malviventi per rapire la moglie e far pagare il riscatto al ricco e burbero suocero.
 Il piano però viene gestito in maniera approssimativa e le conseguenze saranno davvero tragiche.
Con Fargo si ha la sensazione che i fratelli Coen pongano una stesura dei capisaldi del loro cinema, caratteristico e diretto, con sequenze che rivedremo spesso nei loro film futuri.


Le situazioni e i personaggi oscillano in un equlibrio davvero precario che cambia continuamente stile e tono: le linee tra il comico e il tragico, tra il calcolo e la casualità, tra buoni e cattivi, sono così sottili da permettere una continua compenetrazione di (non) valori, in cui nessun personaggio riesce ad esprimere una valenza davvero positiva (o negativa).
La visione della realtà che ne emerge non può nemmeno essere definita troppo caricaturale, perché i Coen sono abili nel non cadere mai nella tentazione del macchiettismo, nemmeno con la coppia di malviventi che pure si presterebbe all'ennesima riproposizione del gatto e della volpe (il piccoletto che non sta mai zitto affiancato dal burbero bestione). 
 A differenza di Tarantino, però, per i Coen la violenza non è finalizzata all'eccesso visivo, ma costruisce un universo di immoralità più sfaccettato, del quale anche il sereno distacco di Marge e il cinismo di Jerry Lundegaard fanno parte. 
Interpretata da un ottimo William Macy la figura di Jerry, che ha la continua pretesa di essere più furbo degli altri, risulta quasi irritante e paradossalmente più cinico dei rapinatori, nonostante l'apparenza impacciata.


Tirando le somme, emerge che in questo film non c'è un personaggio completamente positivo: il premio Oscar McDormand è una poliziotta atipica, serena e senza un passato tormentato, né è mossa da una catartica sete di giustizia; si trova, semplicemente, in una giornata di lavoro come tante altre, tra ingorde mangiate causate dalla gravidanza e un pensiero all'apatico marito.
Di indubbia originalità, i personaggi di Fargo sono il frutto di una sceneggiatura brillante in cui gli eventi, consapevolmente, si dipanano più per congiunture che per progetti. Il risultato è una vacuità di fondo al limite dell'assurdo. Ma un assurdo dai tratti maledettamente realistici.



TRAILER:



domenica 15 novembre 2015

Il racconto dei racconti

"C’erano una volta, tre regni vicini e senza tempo, dove vivevano, nei loro castelli, re e regine, principi e principesse con le loro corti. Ci sono un re libertino e dissoluto, una principessa data in sposa ad un orribile orco, una regina ossessionata dal desiderio di un figlio."



Liberamente tratto dalle fiabe scritte da Basile, a cavallo tra il  1500 e 1600, "Il racconto dei racconti" si dirama in tre diverse storie. 
La prima fiaba ci parla di una regina triste, a causa di quel figlio che non riesce a concepire, per il quale è disposta a tutto, proprio a tutto .
Una volta esaudito il suo desiderio più intenso, si comporterà in maniera apprensiva e maniacale nei confronti di quel figlio tanto desiderato; le conseguenze saranno nefaste.

Nella seconda, un sovrano erotomane viene conquistato dalla voce leggiadra di colei che crede una fanciulla nel pieno della gioventù, ma che in realtà è una vecchia tanto sciatta e cadente quanto lussuriosa, che grazie ad un incantesimo riacquista gioventù e bellezza 
(scatenando analogo desiderio nella sorella). 


Nell'ultima fiaba, un re rivolge le sue attenzioni più ad una pulce (che assumerà dimensioni surreali) che all'unica figlia e, alla morte dell'animale, per paura di rimanere solo, pressato dalla figlia che vuole andare in sposa ad un giovane principe, stabilisce che avrà diritto a sposare la principessa colui che saprà rispondere ad una domanda ai limiti dell'impossibile.


Tra draghi marini, cuori pulsanti, animali ammaestrati, artisti circensi, cavi tesi sul vuoto...e ancora il bianco della purezza, il rosso dei sentimenti più violenti, il nero dei presagi più oscuri prende vita il nuovo film di Garrone. 
Il regista ha il grande pregio di rivoluzionare il genere fantasy, meno folgorante da un punto di vista visivo ma dai contenuti ben più profondi e complessi.
Il film, a differenza dei comuni fantasy dinamici e scorrevoli, è anche piuttosto statico e a tratti lento , il che esclude una ampia fetta di pubblico appassionata del genere.
La complessità del film è anche figlia della stessa opera "Lu cuntu de li cunti" di Basile, libro di estrazione barocca e come tale, molto ingombrante e di difficile comprensione, destinato all'epoca per un pubblico di estrazione intellettuale e borghese.


Garrone, quindi, non tradisce lo spirito originario dell'opera, confezionando un film molto complesso e che, probabilmente, farà storcere il naso ai puristi del genere fantasy.
Personalmente, non avendo i preconcetti di chi è appassionato del genere, ho trovato il film veramente valido e ben costruito; lodevole anche il ricorso pressochè nullo alla computer grafica a favore di una costruzione quasi artigianale degli effetti speciali.

Da vedere!

TRAILER:





Top 10 Movies You Shouldn't Watch Alone


Raccolta davvero spassosa dei dieci film che non dovreste vedere da soli; buona visione!