domenica 29 agosto 2010

Bong.tv: ovvero come non perdere i film trasmessi in tv in orari improbabili.



Ecco la nuova frontiera in campo della registrazione, sono lontani ormai anni luce i tempi in cui si usavano le vhs per registrare film, programmi tv, ecc.
Dato che la notte vengono trasmessi film forse meno noti ma sicuramente di gran rilievo, eccovi un metodo per non rimanere a digiuno di pellicole forse destinate ad essere viste da un  pubblico di soli nottambuli.

Qui di seguito riporto il link con la guida per questo interessante software:
http://www.italiasw.com/recensioni/bongtv-il-personal-online-tv-recorder-3629.html

Dieci inverni- Trama

"- Silvestro: Io sono Silvestro.
 - Camilla: Camilla.
 - Silvestro: Piacere, bel nome Camilla. 
 - Camilla: Davvero ti piace?
 - Silvestro: No, dicevo per dire..." 



È l’inverno del 1999. Un vaporetto si avvia ad attraversare la laguna di Venezia.
Camilla, diciottenne schiva, appena arrivata a bordo nota tra i passeggeri un ragazzo di nome Silvestro.
Anche lui porta con sé una valigia, anche lui è appena arrivato. I due iniziano a guardarsi: lei è timida, lui più sfacciato.
Silvestro ha la stessa età di Camilla, ma diversamente da lei, nasconde la sua inesperienza dietro un’ingenua spavalderia.
Un po' per fato e un po' per intenzione, il ragazzo perde l'ultima fermata della sera e passa la notte a casa di Camilla, la quale, è praticamente costretta ad ospitare il giovane.
Sarà l'avvio per un’avventura lunga dieci anni che porterà i due ragazzi dalla Venezia quotidiana degli studenti fino alla straniante frenesia di Mosca, dieci anni fatti di dubbi, inverni da far passare, addii, ritrovamenti e probabilmente d'amore.

Film, sicuramente, vero e sincero, lontano dalle mode, ma proprio per questo ancora più invitante. 
Finalmente una storia sui sentimenti autentici. 
Senza schiamazzi, effetti facili di trama o di regia, cafonate e strilli, morti o drammi supremi.
Una storia dove la poesia si insinua nel quotidiano come accade a chi si innamora e a chi si interroga sul senso dei propri sentimenti, a volte frenandosi, a volte trovando il coraggio di lasciarsi andare.
Dieci Inverni racconta le piccole scelte che facciamo e, soprattutto, non facciamo ogni giorno e che sembrano fatte e non fatte sottovoce, ma che invece a lungo andare riecheggiano lungo il percorso della nostra vita, ci fanno esplorare nuove direzioni, ci fanno scoprire aspetti di noi stessi che ignoravamo. 
La vita di ognuno di noi non è poi tanto diversa questo film: tranquilla, poi tumultuosa, poi tranquilla di nuovo, autentica, poi forzata, poi autentica di nuovo.
Bello, ben recitato, rincuorante.

Trailer:



lunedì 16 agosto 2010

The Expendables- primo nella classifica incassi USA

(AGI/WSI) New York - E' "The Expendables" il film campione di incassi nei cinema del Nord America durante il fine settimana.


La pellicola con e di Sylvester Stallone, al suo debutto nelle sale Usa e in arrivo nei cinema italiani il prossimo primo settembre con il titolo "I mercenari", ha staccato biglietti per 35 milioni di dollari. Al secondo posto, con 23,7 milioni, "Eat Pray Love" che vede protagonista Julia Roberts .

sabato 14 agosto 2010

Pubblicità anni 80 - parte 2

Dopo alcuni mesi di distanza dalla pubblicazione delle pubblicità anni 80, arriva una carrelata tutta nuova di questi indimeticabili spot.
Buona visione.

 

mercoledì 11 agosto 2010

Time - Kim Ki Duk


Tredicesimo lavoro di Kim Ki Duk, di nuovo sulla tematica dell’amore, anzi no. Qui si parla di tempo, dello scorrere del tempo e dell’influenza di tale nelle relazioni umane. Seh-hee e Ji-Woo, vivono insieme da due anni, si amano, ma la paure che l’altro si stufi di vedere “la stessa faccia” e di toccare lo stesso corpo”, spinge la giovane a creare un diversivo, ad essere diversa, per riaccendere la passione, perchè il suo uomo non si stanchi mai del suo viso. In Time si parla d’amore, si grida, si urla, si parla troppo. Abituati alla poetica leggiadria delle immagini, ai non dialoghi perchè superflui, questo nuovo lavoro che ha tutta l’aria di essere “transizionale”, per certi versi mantiene lo standard al quale il bravissimo regista ci aveva abituato, ma per altri toppa. . La prima parte del film risulta irritante, piatta, assolutamente normale e lontana dal film che ci si aspettava. La seconda rivela un buon crescendo drammatico, qualche bellissimo sprazzo di genialità, ma molte scelte infelici, forse nate per allentare la tensione ma quasi fuori luogo.

Una fine che colpisce, atipica per Il KIm che aspettavamo, ma seppur nella sua imperfezione, diversità o nel suo essere “opera minore”, c’è qualcosa di forte che rimane addosso dopo la visione, che lascia quasi interdetti. Bellissima l’immagine della scalinata che tende verso il cielo. Un’ analisi introspettiva sulla follia umana e sui sentimenti, che poteva divenire un film meraviglioso e che invece ha dimostrato evidenti limiti.

“Una manciata di sequenze che si imprimono, restano, sono gradini di un’opera imperfetta e stratificata e cancellano il tenue rimpianto di un film aggraziato, lacerante, solamente minore.”
Gli spietati

Trailer:

lunedì 9 agosto 2010

Splice

Clive e Elsa sono una coppia affiatata nella vita come nel lavoro. Sono due brillanti scienziati che hanno scoperto come manipolare il DNA di differenti specie animali per creare nuove forme di vita. Quando decidono di lavorare sul DNA umano l'azienda che li finanzia si tira indietro. I due decidono così di portare avanti il loro progetto di nascosto: nascerà così Dren, un essere che possiede solo una parte di DNA umano. L'esperimento sfugge loro di mano con drammatiche e sorprendenti conseguenze


Splice sarà distribuito nei cinema italiani il 13 agosto 2010. Il 2 luglio 2010 è stato rilasciato anche il primo trailer in italiano.

Trailer:

domenica 8 agosto 2010

Quanto vale il vostro blog?

Le strade del web sono veramente infinite per raccimolare qualche euro, imbattendomi nell'ardua realizzazione di questo blog, ho scoperto strumenti come Adsense che ti permettono di inserire link pubblicitari nella tua pagina web e ti consentono di guadagnare qualche monetina ogni volta che un utente clicca su di un banner pubblicitario, parlando per esperienza personale però posso dire che gli incassi sono veramente ridicoli (un anno di blog = 12 euro di guadagno).
L'ultima frontiera per un blogger disperato potrebbe essere vendere il suo blog e navigando a vele spiegate sul web ho incontrato questo sito che valuta il valore monetario dei nostri blog!
Il mio ha un valore di soli $564,54 quindi bisogna postare, postare e postare per incrementarne il valore!!

 
      

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sabato 7 agosto 2010

Amore tossico


Ambientato in una degradata Ostia (e dintorni), è, in chiave di cinema-verità, una pellicola interpretata da veri tossici, i loro corpi sono martoriati da buchi e lividi, aspirazioni e pulsioni di morte.
Giovani tossici che si barcamenano in una disarmante realtà quotidiana tra la pena del disordine di vivere e la fila per prendere il metadone quando l'eroina non si trova, nella loro tetra ed intrippata allegria.
Fu definito un film “tagliato”, come si dice dell'eroina, fatto di “roba” buona e “roba” meno buona, persino cattiva, come nel finale,che pecca un pò di  retorica, per rimanere in tema, tagliato male.
Film a tratti pasoliniano per l'ambientazione, personaggi onesti che si accontentano de svortà a ggiornata per procurarsi la dose quotidiana, con un linguaggio disadorno e lucido che nasce dalle borgate e suscita pena.



Attori tossicodipendenti (alcuni dei quali morti durante il film e rimpiazzati da altri tossici dalla "vena artistica"), regia e musiche scarne e ridotte all'essenziale.
Per tre quarti della storia, il film ci offre uno spaccato di vita reale, neorealista, può piacere o no, ma ha una sua dimensione, difficile da catalogare e giudicare.
Il tutto viene in parte rovinato dal finale, che ha la pecca di voler svoltare risultando retorico e poco credibile, lei che muore sotto la statua dedicata a Pasolini, lui che corre per chilometri con una dose in corpo e due poliziotti che gli sparano "Perchè correva ".
Raffigura l'emblema di come la ricerca della metafora ideologica (omaggio a Pasolini, lui che muore di corsa come di corsa ha bruciato la sua vita, e la polizia cattiva) può scadere nel ridicolo.
Nel complesso un film discreto, magari qualcuno al giorno d'oggi facesse qualcosa del genere invece dei soliti film scontati tanto cari, tanto buoni e rassicuranti.

Trailer:
 


 
Scena storica:
 

venerdì 6 agosto 2010

Deep end-La ragazza del bagno pubblico



Il film ci narra la vita di del quindicenne Mike  e del suo impiego di inserviente in un bagno pubblico, la sua giovane vita verrà irrimediabilmente segnata da una infatuazione per una sua collega più grande e sessualmente disinibita.
La dote principale di Skolimowski, messa in luce in questo film, è quella di riuscire ad interpretare i sentimenti dei giovani in modo universale: le pene d'amore del giovane Mike sono (state) di tutti noi, ma anche la psicologia maliziosa ma onesta di Susan è trattata con affetto: ed è difficile vedere sullo schermo una morte così assurda e al medesimo tempo così vera come in "Deep End".
Con questo film Skolimowski (con musica di Cat Steven)è riuscito a dare un'immagine realissima della Londra di fine anni sessanta, così colorata e così sofferente, fornendoci un ritratto per niente datato, sulla scia del free cinema ma anche delle "nuove onde" europee, di un'epoca, di una città, di un'anima.



Scena del film:

L'uomo che cadde sulla terra



 Il film narra la malinconica storia di un extraterrestre, che giunge sul pianeta Terra in cerca dell'energia necessaria a fermare la spaventosa siccità che sta portando all'estinzione gli abitanti del suo pianeta d'origine.
Adottate sembianze umane (con passaporto inglese annesso),ed assunto il nome di Thomas Jerome Newton, questi riesce in breve tempo, sfruttando nove brevetti che ha con sé, ad avere sotto il suo comando una potentissima multinazionale elettronica: la World Enterprise.
 Invenzioni che lo faranno diventare famoso ed influente, ma al contempo tale successo risulterà vano ai fini della salvezza del suo popolo: non sarà più in grado di tornare nel suo pianeta d'origine, con conseguente estinzione della sua famiglia e degli ultimi abitanti rimasti.
 Del romanzo (1964) di Walter Tevis, N. Roeg cambia sostanzialmente il punto di vista, si pone cioè nei panni dell'alieno e racconta le nostre solitudini, i nostri tormenti, le inevitabili sconfitte della società d'oggi. Il velo di marciume che riveste la nostra civiltà non risparmierà neanche il povero Thomas: giunto quasi come un semidio, puro ed esente dagli umani vizi, finirà anche lui per assorbire i più comuni vizi che affliggono la nostra società, cadendo quindi vittima dell'alcol e del sesso che lo distoglieranno dallo scopo del suo viaggio. Sconsigliabile agli spettatori di logica cartesiana: saturo di problemi irrisolti, lacune narrative, repentini passaggi temporali, situazioni accennate e non approfondite adeguatamente. 

Il suo fascino poggia sulla carismatica interpretazione D. Bowie che, con il suo fisico androgino, dà al personaggio uno sconcertante spessore. Colonna musicale memorabili dove canzoni dello stesso Bowie e di Stomu Yamashita s'alternano a classiche melodiche.Inizialmente l'intera colonna sonora era stata affidata allo stesso Bowie che scrisse parte dell'album di una possibile colonna sonora del film, ma fu rifiutata da Roeg perché troppo sperimentale, e partorita sotto il potente effetto della polvere bianca: circa 10g al giorno per sua stessa ammissione. Nella versione DVD sono presenti circa 46 minuti in più rispetto alla versione cinematografica uscita in Italia; quindi è sicuramente da rivedere!

Trailer:



Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera

Il film è diviso in 5 segmenti (le cinque stagioni del titolo), e ogni segmento descrive una fase differente della vita di un monaco buddista.


Primavera

La storia comincia con la presenza di un anziano monaco e del suo giovanissimo discepolo e novizio. Quest'ultimo è il protagonista del film. Durante la "primavera" della sua esistenza, il giovane novizio scopre l'importanza e il rispetto della vita, grazie soprattutto alla rigida educazione impostagli dal suo maestro. Infatti questo, per punire il bambino per il suo atteggiamento violento e cinico nei confronti di alcuni animali del bosco, lo punisce infliggendogli la stessa pena.

Estate

La vita del giovane monaco, divenuto ormai un adolescente, viene stravolta dall'arrivo nell'eremo di una donna con sua figlia, anche lei adolescente ma malata. Alla richiesta della madre, il vecchio monaco accondiscende a che la ragazza resti nel monastero per poter curare il suo male, anche se il maestro ritiene che il problema non sia fisico, bensì interiore. La presenza della ragazza turba profondamente il giovane monaco, al punto che i due cederanno alle loro tentazioni, all'insaputa del vecchio monaco. Il giovane monaco, innamorato della ragazza ormai guarita e partita per tornare nel mondo "reale", scapperà dall'eremo per poterla raggiungere.

Autunno

Il vecchio monaco continua la sua vita solitaria nell'eremo e, per caso, scopre su di una pagina di giornale che un trentenne è in fuga dopo aver ucciso sua moglie per gelosia. Il fuggitivo è proprio il giovane monaco, che si rifugia nell'eremo presso il suo maestro, dove tenta anche il suicidio ma è prontamente fermato dal vecchio. Per aiutare a ritrovare la pace interiore, il vecchio monaco assegna al giovane un lavoro di grande calma e meticolosità: incidere nel legno del basamento del tempio l'intero testo cinese del Sutra del Cuore della Perfezione della Saggezza. Intanto, però, due poliziotti riescono a scovare il giovane omicida ma accettano, su richiesta del maestro, di portarlo via solo a lavoro concluso. L'indomani, finito il lavoro e partiti i due poliziotti con il giovane, il vecchio monaco decide di mettere fine alla sua vita, consapevole di aver ormai compiuto il suo compito, dandosi fuoco su di una pira funebre nella sua barca al centro del lago.

Inverno

Ormai divenuto adulto, il discepolo del defunto maestro torna all'eremo, dove tutto è ghiacciato per il freddo. Dopo aver scoperto la fine del proprio maestro, il monaco comincia ad esercitarsi nelle arti marziali. Ma la sua vita cambia allorquando una giovane donna lascerà nel convento alle attenzioni del monaco, il suo piccolissimo figlio. Questa mentre cerca di allontanarsi nel cuore della notte, cade in un buco nel lago ghiacciato che il monaco aveva scavato in precedenza e finisce annegata. Il giorno successivo il monaco ritrova il suo cadavere, e reagisce legando al suo corpo la grande pietra circolare del monastero e si arrampica sulla sommità della montagna circostante più elevata portando un'altra statua, che dispone lì, rivolta verso il lago.

... e ancora primavera

Il ciclo della vita riprende: il monaco si prenderà cura del bambino, che intanto è cresciuto, così come il vecchio defunto monaco aveva fatto tempo addietro con lui.

E' davvero affascinante la ciclicità, il ripetersi sempre uguale di tutte le cose. La circolarità di tutta la natura è propria anche dell'uomo, delle sue passioni e anche delle sue redenzioni. L'uomo segue lo stesso corso delle stagioni. Il luogo perso tra montagne e vegetazione sembra una sorta di bolla, di microcosmo isolato dal resto, un modello in miniatura che vuole esprimere nel suo piccolo lo svolgersi e il ripetersi della vita nel mondo. Anche se spesso si coglie il forte contrasto tra quella sperduta oasi di meditazione e il mondo in cui il giovane tenta di trovare la sua libertà: il primo fatto di ascesi,"nirvana", liberazione dalle passioni terrene e dal dolore, di pace, simbiosi e rispetto della natura e della persona, l’altro fatto di dolori, frustrazioni, passioni d’amore effimere, tradimenti e morte senza che si sappia trovare un distacco, una via di liberazione.

Trailer:
 

Ferro 3 - La casa vuota



Il golf è la sua passione. Anzi, la sua ossessione, insieme alle “visite” nelle case di persone che non lo conoscono. E davvero uno strano tipo il giovane protagonista di Ferro 3 - La casa vuota, diretto dal coreano Kim Ki-duk. Nessun mestiere, nessun posto sicuro nella società. Un essere misterioso, un quasi-fantasma che s’insinua nella vita degli altri, sfiorandola appena. Una volta individuato un appartamento vuoto, apre con perizia la porta, e per alcune ore diventa il padrone assoluto del campo. Mangia, dorme, guarda la tv e, soprattutto, pulisce le cose dell’ospite inconsapevole. Alla fine tutto è lindo e in, ordine, come se nessuno fosse mai passato.


Perché fa così? Non è dato saperlo. Così come non si sa perché, tra un’incursione e l’altra, si diletti con la mazza da golf, allenandosi in continuazione. Un tipo tanto strano ha bisogno, per socializzare, di incontrare un’altra persona altrettanto fuori dal comune. Ed eccola appari. re: è la moglie vessata di un uomo cattivo, testimone involontaria di una delle sue “imprese”. Due mondi assolutamente eccentrici entrano in contatto, ed ‘è amore a prima vista. Lui continua a visitare nuovi appartamenti, lei, che si è chiusa in un assoluto mutismo, lo segue fedelmente, partecipando addirittura agli strani riti del ‘compagno.

In punta di piedi, quest’uomo e questa donna sfiorano appena il vivere sociale. Chiedono qualcosa, anche se non sanno bene che cosa. Offrono uno sguardo diverso, un desiderio di vita vera, un’ansia profonda di comunicare, espressa, paradossalmente, dalla loro completa, angosciante afasia. E il film, accompagna questo faticoso cammino di conquista del verbo, tra scatti di violenza e stupite sospensioni. Cinema del disagio, con una finestra aperta su un possibile riscatto.

Da Il Sole-24 Ore, 2 gennaio 2005
 
Al termine del film si rimane senza parole,non si riesce a comprenderne il reale significato, perchè in realtà ne emerge più d'uno...la solitudine che accompagna le vite dei protagonisti si annulla d'incanto quando le loro strade s'incontrano, il mondo circostante è avverso e privo di quella limpidezza d'animo che, come un'aurea surreale, li avvolge. Il silenzio viene usato come un alternativo mezzo di comunicazione fra i due. Tutti e cinque i sensi vengono amplificati ed il regista Kim Ki-Duk, con pacatezza ed intensità, rende ogni piccolo gesto dei due protagonisti speciale ed unico, riuscendo finalmente a far percepire a chi li osserva, il reale significato della parola Amore.


Trailer:
 

I mercenari - The Expendables

  Manca ormai pochissimo all'uscita dell'ultima fatica cinematografica dell'inossidabile Sly, in America l'uscita è prevista per il 13 agosto mentre in Italia dovremo attendere fino al primo settembre.
Il film è fedelissimo alle  pellicole vecchia scuola stile anni 80, poca trama tanta azione.
  La storia  è incentrata sulle vicende di alcuni mercenari che accettano un arduo incarico, rovesciare un dittatore del Sud America, che garantirebbe loro un favoloso compenso.

Ovviamente Barney "The Schizo" Ross  interpretato da Stallone è il capo di questo glorioso manipolo di uomini denominati i scarificabili.
Nel cast lavornano anche attori del calibro di: Jet Li, Dolph Lundgren(il mitico Ivan Drago di Rocky 4), Bruce Willis, Mickey Rourke e udite udite il govenratore della California Arnold Schwarzenegger in un cameo (Trench), Trench è un ex rivale di Ross.


Il film è costato all'incirca 85 milioni di dollari e se farà il suo dovere al botteghino non si esclude che il The Expendables possa diventare una trilogia.

Trailer:


giovedì 5 agosto 2010

Strade perdute

Premetto subito dicendo che questo film non è stato recensito da me, ma ho voluto omaggiare questo blog di cinema http://ilproiezionista.blogspot.com/2009/01/strade-perdute-analisi-e-spiegazione.html che pultroppo non verrà più aggiornato.



Finita la visione di Strade perdute ('97) ho avuto per un attimo l'insano proposito di recensirlo. Idea assurda. Che lo recensisco a fare un film di Lynch? E poi cosa potrei dire io, onestamente, su Strade perdute? Che è un film in cui la trama passa in secondo piano rispetto alle visioni e allucinazioni, emozioni e sensazioni che suscita nello spettatore. Oppure che è una roba che ti tiene per oltre due ore incollato allo schermo a cercare di capire che diavolo stai guardando per poi darti un calcio in culo dicendoti: "Non hai capito? Cazzi tuoi!". Probabilmente sono giuste entrambe le definizioni, con alcune riserve però che vi andrò ad esporre più avanti.


Per adesso quello che mi preme è dare un senso, parafrasando un anziano sentenziatore, a ciò che un senso sembra non averne. Più pragmaticamente stilare una breve (o almeno, meno lunga possibile) analisi di questo film - riordinando dati e indizi noti o presunti in nostro possesso - utile per coloro i quali si tovassero nelle mie stesse condizioni pochi minuti dopo la visione; oppure per quelli che l'hanno visto in passato e non ne hanno capito una ceppa ma si sono accontentati del gaudio profuso dalle inqueitanti immagini lynchiane, convincendosi che tanto un senso non c'era. O anche per coloro i quali hanno trovato le loro risposte e troveranno comunque interessante confrontarle con le mie. In ogni caso non mi sarei mai rassegnato all'aver perso due ore di vita per il nulla, e dunque una razionalizzazione dovevo trovarla. E' impossibile però, sappiatelo, spiegare tutti gli eventi e le situazioni del film perché la maggior parte sono allegorie che si muovono spesso e volentieri al di fuori dello spazio e del tempo. Qualche speranza la si avrebbe forse chiedendolo di persona a Lynch, forse, ma da buon mago immagino che sarebbe restìo a svelare i suoi trucchi. Avido di parole, forse anche di denaro, col conto in banca che non ho, dubito di poterlo corrompere.


SPOILER: Inutile dirlo, vi consiglio di continuare nella lettura solo se avete già visto il film per non rovinarvi una eventuale futura visione, oltre che in caso contrario capireste ben poco di ciò che è scritto.


Cominciamo dalle linee generali. Fred è uno schizofrenico affetto da personalità multipla che in preda ad un raptus di gelosia uccide la moglie e poi rimuove l'accaduto dalla memoria. Accusato di uxoricidio sarà condannato alla sedia elettrica. Durante (o prima) dell'esecuzione si rifugia in un mondo parallelo, un sogno, dove impersona il giovane meccanico Pete. Pete sembra essere l'opposto di Fred, fa un lavoro manuale, odia il jazz, è un abile amatore e ha una ragazza innamorata e fedele mentre Fred, lo sappiamo, è un musicista jazz, con una moglie fedifraga e a letto ha, per usare un eufemismo, qualche problemino. Insomma Pete è un posto perfetto dove rifugiarsi per sfuggire al suo triste destino. Finché la vera vita di Fred non fa irruzione nel sogno, inizialmente con Mr.Eddie, il corrispettivo onirico di Dick Laurent, amante della moglie, e successivamente anche con Renee, la moglie, nei panni della bionda Alice, fidanzata di Mr. Eddie. Ancora Pete agisce all'opposto di Fred rubando la donna al boss (mentre nella realtà è il boss che ruba la donna a Fred), quindi Pete ed Alice scappano uccidendo Andy, l'amico di Renee che si scopre essere un regista di film a luci rosse di cui la stessa Renee era protagonista, e si rifugiano nella baita di un ricettatore. Lì, dopo l'amplesso illuminato dai fari dell'auto, Alice scompare e scompare anche Pete, facendo riapparire Fred. Da qui in poi la storia si sbroglia un po' (ma non troppo) e si vede Fred uccidere Dick Laurent con l'aiuto del personaggio misterioso che abbiamo visto più volte nel corso del film, quindi si ferma a casa sua e pronuncia le stesse parole che si sono sentite all'inizio: "Dick Laurent è morto". All'altro capo dell'apparecchio, all'ascolto, c'è lui stesso. Fatto ciò risale in macchina inseguito dalla polizia. Durante l'inseguimento Fred è scosso da violenti movimenti del capo e una luce blu intermittente illumina l'abitacolo, probabilmente la scossa della sedia elettica che mette fine alla sua vita.


Qualche domanda? Immagino di sì.


Le videocassette. Le videocassette rappresentano la verità, marchiata "nero su bianco" sul nastro. Fred ai poliziotti dichiara: "Preferisco ricordare le cose come le ricordo io piuttosto che come sono avvenute realmente". Anche Renee sembra molto spaventata alla vista della videocassetta anonima, forse per il timore che i suoi tradimenti o il suo passato poco limpido possano essere rivelati.

Ma da chi sono mandate le cassette a casa di Fred? Possiamo presumere sia stato l'uomo misterioso, nel caso in cui egli fosse un'entità corporea, cosa possibile dato che alla festa di Andy altre persone lo vedono e interagiscono con lui.

Oppure potrebbe essere Fred stesso che se le manda per tenere l'altra sua personalità aggiornata riguardo ai suoi piani di uccidere la moglie.

Il problema è che in questo caso nella seconda (e poi anche nella terza) cassetta avrebbe dovuto riprendersi da solo a letto, cosa impossibile da fare con un video in movimento. Ci sono allora due opzioni. O è l'uomo misteroso a riprendere, oppure è Fred stesso che riprende qualcun altro nel letto. I tratti dell'occupante di destra non sono infatti visibili.

Nella terza cassetta si vede Fred sul corpo martoriato di sua moglie. Chi c'è a riprendere? Due ipotesi ancora. O a riprendere è l'uomo misterioso oppure la terza cassetta è frutto di un'allucinazione di Fred; cosa molto plausibile questa, dato che si risveglia un istante dopo con il naso sulle nocche di un poliziotto.

Non è da escludere che la festa di Andy sia anch'essa frutto della fervida immaginazione di Fred in un percorso onirico volto a ricostruire gli avvenimenti. In quest'ultimo caso però la prova della corporeità dell'uomo misterioso andrebbe in fumo. Allo stesso modo è possibile che l'intera vicenda delle cassette sia falsa. In tal caso anche il colloquio coi poliziotti non sarebbe mai avvenuto realmente.



Chi è l'uomo misterioso? E' il lato oscuro, il male, l'Es, la violenza. Nella frase "Ci siamo visti a casa tua" c'è l'evidente doppio significato di casa e di mente. Vediamo che alla festa Andy riconosce l'uomo misterioso come un amico di Dick Laurent. Lo vediamo però in seguito complice di Fred nell'omicidio dello stesso Laurent. L'uomo misterioso fa dunque il doppio gioco? No. In realtà di uomini misteriosi ce ne sono tanti quante sono le persone che "lo invitano". Ognuno ha il suo, insomma. Alla festa Fred incontra l'uomo misterioso di Dick Laurent mentre il "suo" è a casa sua, nella sua mente. Anche Mr.Eddie ha il suo uomo misterioso, il suo lato malvagio, che passa al telefono a Pete, per minacciarlo. L'uomo misterioso parla a Pete e anche a lui pronuncia la frase "ci siamo visti a casa tua". E' probabile che qui l'uomo misterioso non stia parlando a Pete ma a Fred. A favore di questa ipotesi ci sarebbe un brano del copione, poi eliminato in fase di riprese, in cui l'uomo misterioso dice a Pete che "insieme abbiamo ucciso un paio di persone". Le due persone alle quali l'uomo si riferisce sarebbero proprio Renee e Dick Laurent, ovvero quelle uccise da Fred.



Della notte in cui Pete scompare ne sappiamo poco, se non che era in compagnia di un altro uomo. L'ipotesi più plausibile è che "quella notte" corrisponde all'attivazione di Pete nella mente di Fred, avvalorata dal fatto che la luce blu che Pete vede comparire fuori casa sua è la stessa che appare nella cella di Fred all'inizio del sogno. Chi fosse l'uomo in compagnia di Pete non si sa e non credo sia importante. Posso presumere fosse Fred stesso.



Non sappiamo quanto tempo Fred abbia trascorso in carcere in attesa dell'esecuzione. E' però teoria accreditata, e tra l'altro molto affascinante, che quel tempo sia già trascorso e l'intero sogno di Fred si svolga nei brevi istanti in cui la scossa letale della sedia elettrica attraversa il suo corpo. A sostegno di questa ipotesi ci sono gli sporadici lampi e tuoni che richiamano l'elettricità che in quel momento starebbe attraversando il corpo di Fred e i malesseri che accusa Pete, specialmente il sangue che esce copioso dal suo naso, dovrebbero essere gli affetti dello stress di Fred in punto di morte, che culminano nella sequenza finale in macchina. Uso il condizionale perchè si vede chiaramente che il sogno di Fred ha invece inizio in cella.

Come spiegare questa incongruenza?

- Ipotizziamo che il sogno si protragga solo per una notte o poco più. Gli spasmi di Fred nel finale sarebbero provocati in questo caso da un imminente risveglio e conseguente uscita dal sogno, con la luce blu che sta a significare non una scarica elettrica, ma un cambiamento di stato, dal sonno alla veglia. Tesi avvalorata dal fatto che tale luce appare anche in cella all'inizio del sogno.

- Si può ipotizzare anche che il sogno di Fred cominci la sera precedente all'esecuzione e si protragga nelle ore successive, fino alla sua morte, alternato a periodi di veglia che nel film non sono riportati.

- Oppure, a meno di non voler immaginare che si sia eseguita la sentenza di morte col condannato ancora addormentato, è possibile che Fred abbia vissuto le ore precedenti all'esecuzione in uno stato catatonico - ipnotico, continuando nel suo delirio senza rendersi conto di ciò che gli stava accadendo intorno.

- Ancora, è possibile che il fatto che il sogno cominci in cella sia semplicemente un non-sense come tanti e a questo punto è inutile star qui a discuterne.



Concludiamo con la scena finale in cui Fred si ferma a casa sua per comunicare a se stesso che "Dick Laurent è morto", stessa scena che vediamo all'inizio, dall'interno però dell'abitazione. Questo momento dovrebbe attivare il famoso nastro di Möbius al quale, a detta di molti, si richiama la struttura del film. Il sogno di Fred in questo breve momento dovrebbe intersecarsi con la realtà attraversando le barriere temporali e soprattuto spaziali. Questa scena fa scaturire alcune altre interessanti ipotesi. E' probabile che il Fred che era in casa, senza ricordarlo, aveva già ucciso Dick Laurent, e il suo alter-ego, tramite il citofono, glielo comunica / ricorda.

La comunicazione per via indiretta tra il Fred attivo (Talk) e quello passivo (Listen) avvalora anche la tesi che le videocassette fossero recapitate, e forse girate, dallo stesso Fred in un equivalente rapporto tra mostrare > guardare e parlare > ascoltare.

A mio vedere, lo scopo ultimo dell' auto-conversazione al citofono è quello di sigillare il film stesso in un loop infinito, destinato a ripetersi anche dopo che Fred sarà morto e il proiettore del cinema spento.



C'è da dire che in un contesto come questo, in cui la realtà e l'immaginazione sono praticamente indistinguibili, è chiaro che tutto può essere il contrario di tutto, senza certezze a cui appigliarsi si va avanti per ipotesi e congetture. Strade perdute, a parte l'esile trama che lo lega, assume infinite forme e significati a seconda di colui che si inoltra nella riflessione.



Primo della "trilogia del sogno" lynchiana, inferiore a mio vedere rispetto a Mulholland Drive (2001), ma superiore ad Inland Empire (2006).

Mulholland Drive è tutto sommato una rivisitazione perfezionata dello stesso soggetto di Strade perdute, in cui i confini tra sogno e realtà sono altrettanto spiazzanti ma più netti e quindi meglio identificabili. La rivelazione finale è di maggiore impatto, si riesce a riassaporare ciò che si è visto e se ne comprende il significato profondo, o meglio l'essenza, senza bisogno di sezionarlo ed analizzarlo, come abbiamo fatto noi qui con Strade perdute, per ovviare ad una sgradevole sensazione di smarrimento. Ma al contrario di Inland Empire, visione proibitiva per chi non abbia una altissima soglia di sopportazione, Strade perdute non stanca ed è narrativamente, sempre nel suo delirio, più lineare.



E pare proprio che alla fine dei giochi, nonostante i miei dis-intenti iniziali, in queste ultime righe una breve recensione l'abbia scritta e....



...chiedo scusa, suonano al citofono.