sabato 24 luglio 2010

Aforismi Woody Allen


Sempicemente il migliore.

   -Che cosa hanno fatto i posteri per me?

 -A scuola mi esclusero dalla squadra di scacchi a causa della mia statura.


-Il leone e il vitello giaceranno insieme,ma il vitello dormirà ben poco.

-Non solo Dio non esiste, ma provate a trovare un idraulico di domenica!

-Mio nonno era un uomo molto insignificante.al suo funerale il carro funebre seguiva le altre auto

-Leonard Zelig veniva spesso picchiato dai genitori.Abitavano sopra un bowling, ma erano spesso gli avventori del bowling a protestare per il troppo rumore!

-Sono stato aggredito e picchiato, ma mi sono difeso bene.A uno ho addirittura rotto una mano:mi ci è voluta tutta la faccia, ma ce l'ho fatta.

-Sono l'unico giocatori di scacchi che si è infortunato durante la preparazione fisica.

-La mia ragazza mi ha detto che sono un verme. Forse è per questo che sto tanto bene in quella Grande Mela che è New York.

-Mentalità divertente quella degli americani: nessuno ha detto niente quando Nixon ha bombardato illegalmente la Cambogia, ma se lo avessero sorpreso in una camera d'albergo con una minorenne lo avrebbero cacciato in due giorni.

-Le differenze maggiori tra i vari canali televisivi sono tuttora le previsioni del tempo.

-Oggi sono più famoso: faccio cilecca con donne più belle.

-Ero solito portare una pallottola nel taschino, all'altezza del cuore. Un giorno un tizio mi tirò addosso una Bibbia, ma la pallottola mi salvò la vita.

-Se faccio così bene l'amore, è perché mi sono esercitato a lungo da solo.

-Da bambino volevo un cane. Ma i miei erano poveri. Così mi regalarono una formica.

-L' unico dispiacere della mia vita é che non sono qualcun altro.

-Se il denaro non può dare la felicità, figuratevi la miseria!

-Meglio essere vigliacchi per un minuto che morti per il resto della vita!

-Domattina alle sei sarò giustiziato per un crimine che non ho commesso. Dovevo essere giustiziato alle cinque ma ho un avvocato in gamba.

-Dio è morto, Marx è morto... e anch'io oggi non mi sento molto bene...

-"Ma certo che Dio esiste: siamo fatti a sua immagine!" "E io sarei a sua immagine? Guardami: credi che Lui porti gli occhiali?" "Uhm... certo non con quella montatura.".

Nuova rubrica




Dopo la pubblicazione di varie recensioni, ho pensato fosse giunta l'ora di aggiungere qualche novità a questo fallimentare blog, cosa c'è di meglio di qualche bell'aforisma di attori, registi, film ecc?



Buona estate a tutti e via con gli aforismi!!!

domenica 4 luglio 2010

Il cacciatore




Tre amici, operai nelle acciaierie, partono per la guerra in Vietnam dove vengono catturati dai vietcong (che li torturano col rituale della roulette russa), ma riescono a fuggire: Michael riesce a rientrare nella vita di tutti i giorni, Steven sopravvive in ospedale dopo aver perduto le gambe e aver scoperto che la moglie ha avuto un figlio da un altro, Nick resta a Saigon dove diventa un professionista della roulette russa.
La guerra vista da un punto di vista etico e non politico o storico; questo è il capolavoro di Michael Cimino che ebbe il coraggio di parlare del Vietnam prima di chiunque altro. 

Diviso in 3 capitoli è ricco di metafore e simbolismi;il primo è un lungo prologo che vive di una dilatazione temporale pazzesca;lo scopo è quello di mostrare la vita dei protagonisti con i suoi tempi: le origini ucraine,le tradizioni,i caratteri,gli amori,il lavoro e gli svaghi;quello che viene mostrato è anche l’ultimo atto della giovinezza prima del passaggio all’età adulta. Il secondo vive invece di ellissi ed ha tempi molto più rapidi: la guerra,metaforicamente rappresentata dal gioco della roulette russa,ha un passo molto più svelto rispetto alla quotidianità. Finita la parentesi Vietnam comincia la parte più lunga in cui vengono al pettine i nodi sul che cosa significhi essere stati lì: ecco quindi i problemi di riadattamento,il dolore fisico e morale,i contrasti,l’autodistruzione;significato ancora una volta racchiuso in una metafora,quella della seconda caccia al cervo,in cui,rispetto alla prima,a risaltare sono tristezza e solitudine. Beffardo finale patriottico intriso di amarezza.De Niro superbo


Trailer:


Qualcuno volò sul nido del cuculo



Un piccolo malvivente, Randle Mc Murphy, dopo l'ennesima condanna, finge di essere pazzo per sfuggire al carcere e sceglie di "volare sul nido del cuculo", un modo di dire americano che significa andare in manicomio. Da subito si accorge che il soggiorno non sarà una vacanza: l'istituto è una sorta di lager tirato a lucido ed efficiente, dominato con pugno di ferro dalla signorina Ratched, una capo infermiera dispotica e severa. Gli ospiti non sono considerati persone ma casi clinici, trattati con umiliante paternalismo e imbottiti di farmaci. La lobotomia e l'elettroshock sono pratiche comuni, qualsiasi tentativo di recupero sociale è escluso. Mc Murphy assume nei confronti della donna un atteggiamento di beffarda condiscendenza e non perde occasione per punzecchiarla.

Nel frattempo comincia a sobillare allegramente i pazienti provocando un po' di scompiglio: organizza una gita in barca, giochi d'azzardo e riesce persino a portare dentro due prostitute. Un giovane paziente, scoperto con una ragazza e punito dalla Ratched, subito dopo si suicida. Furibondo per la morte del ragazzo, Randle si ribella di fronte a tanta crudele insensibilità, aggredisce la capo infermiera e tenta di strozzarla; scoppia un parapiglia tra i pazienti ma i pugni degli infermieri ristabiliscono l'ordine e tutto torna come prima: ordine, disciplina e giochini scemi per ingannare il tempo. Per punizione Randle viene sottoposto a lobotomia, (pratica chirurgica pseudoscientifica per la cura delle turbe comportamentali). Il gigantesco indiano finto-muto, col quale aveva fatto amicizia, non tollerando lo spettacolo del povero Mc Murphy che, ridotto allo stato vegetativo, si trascina nel reparto come un robot, pietosamente lo soffoca con un cuscino. Poi, nottetempo, sfonda una vetrata ed evade.

Coraggioso film, drammatico e di grande impatto emotivo, che solleva il problema della malattia mentale e denuncia la condizione dei "matti" nel manicomio. Mc Murphy è una persona normale ma "divergente", che rifiuta le regole e per questo viene stritolata dall'ingranaggio di una struttura totalitaria che non cura, non recupera e annulla l'individuo. 
Nel '75, quando uscì il film, in Italia era già in corso il dibattito appassionante, per le profonde implicazioni sociali e umane, sulla nuova psichiatria che porterà, sotto la guida del prof. Basaglia alla chiusura dei manicomi, a cui, purtroppo non seguiranno efficaci alternative. 
E' inutile sottolineare che buona parte il successo del film è dovuto anche alla grande prova di Jack Nicholson, attore di grande versatilità perfettamente calato in un ruolo a lui particolarmente congeniale, quello dello spostato, antisociale. In un'intervista affermò che ci vollero anni per trovare un'altra parte così interessante.

Trailer:


Taxi driver



Travis Bickle (Rober DeNiro) non riesce a dormire:lavora tutta la notte e durante il giorno non chiude occhio. 
Il taxi di Travis viene dalla nebbia dei tombini, emerge da un altro mondo, portandosi dietro il fumo che viene dal sottosuolo anche quando si ferma al bar con i colleghi: appare estraniato ed ambiguo agli occhi degli altri.
Cosa riesce a vedere il taxi driver del mondo, offuscato dal peso di quell'insonnia perenne? 
Nulla e frazioni di tutto: Travis non vede lucidamente, si abbandona su frazioni di spazio e tempo, su momenti dilatati, assorbe le bollicine d'aria di un'aspirina dilaniata dall'acqua, fa prove da giustiziere con la sua nuova 44 magnum.
Lui è solo, la città gli si impone, lo accerchia, lo mastica e lo risputa, gli entra nel taxi nelle vesti della clientela più disparata, mentre le luci di uno, due o più semafori  gli rimbalzano sulla faccia e gliela colorano.
 Tutti salgono nel suo taxi, quasi nessuno lo vediamo fisicamente uscire; perché la vita degli altri rimane addosso a Travis, indesiderata ed impregnata, si aggira sulla sua giacca militare e sulla sua cresta da moicano.

Travis è al telefono, ma la voce lo abbandona fuori campo per mostrarci un corridoio vuoto, al termine una porta che mostra il traffico della città.
Perché fuori, intorno, c'è la città che scorre, caotica, tra candidati alle elezioni senza testa, donne vuote e smaliziate prostitute.
Dopo che tutto il marcio ed il puzzo sono esplosi fuori, verranno depurati  dal sangue mischiato del vendicatore e dei suoi carnefici, che conferiranno a Travis un briciolo di effimeria gloria in qualche quotidiano.
 Betsy è salita sul taxi dell'eroe Bickle che non le fa pagare la corsa, dallo specchietto retrovisore il taxi driver sembra vedere qualcosa che lo fa sussultare.
Ma non è che un riflesso nel frame del vetro, che si confonde con tutti gli altri riflessi di una città sfocata.
Luci offuscate tra strade sporche, indistinte ma dolorosamente precise, da cui la realtà salta fuori in maniera vivissima, scatenata dalla precisione con cui la macchina da presa si concede di riprendere queste immagini indefinite, sgranate come la pellicola che racconta l'abbraccio affettuoso ed osceno di un pappone e della sua piccola puttana.
Non proprio una recensione, ma, frammenti sparsi della parabola di uno dei più grandi eroi/antieroi (vedete voi) apparsi sul grande schermo.
Capolavoro indiscusso.


Trailer: