domenica 4 luglio 2010

Qualcuno volò sul nido del cuculo



Un piccolo malvivente, Randle Mc Murphy, dopo l'ennesima condanna, finge di essere pazzo per sfuggire al carcere e sceglie di "volare sul nido del cuculo", un modo di dire americano che significa andare in manicomio. Da subito si accorge che il soggiorno non sarà una vacanza: l'istituto è una sorta di lager tirato a lucido ed efficiente, dominato con pugno di ferro dalla signorina Ratched, una capo infermiera dispotica e severa. Gli ospiti non sono considerati persone ma casi clinici, trattati con umiliante paternalismo e imbottiti di farmaci. La lobotomia e l'elettroshock sono pratiche comuni, qualsiasi tentativo di recupero sociale è escluso. Mc Murphy assume nei confronti della donna un atteggiamento di beffarda condiscendenza e non perde occasione per punzecchiarla.

Nel frattempo comincia a sobillare allegramente i pazienti provocando un po' di scompiglio: organizza una gita in barca, giochi d'azzardo e riesce persino a portare dentro due prostitute. Un giovane paziente, scoperto con una ragazza e punito dalla Ratched, subito dopo si suicida. Furibondo per la morte del ragazzo, Randle si ribella di fronte a tanta crudele insensibilità, aggredisce la capo infermiera e tenta di strozzarla; scoppia un parapiglia tra i pazienti ma i pugni degli infermieri ristabiliscono l'ordine e tutto torna come prima: ordine, disciplina e giochini scemi per ingannare il tempo. Per punizione Randle viene sottoposto a lobotomia, (pratica chirurgica pseudoscientifica per la cura delle turbe comportamentali). Il gigantesco indiano finto-muto, col quale aveva fatto amicizia, non tollerando lo spettacolo del povero Mc Murphy che, ridotto allo stato vegetativo, si trascina nel reparto come un robot, pietosamente lo soffoca con un cuscino. Poi, nottetempo, sfonda una vetrata ed evade.

Coraggioso film, drammatico e di grande impatto emotivo, che solleva il problema della malattia mentale e denuncia la condizione dei "matti" nel manicomio. Mc Murphy è una persona normale ma "divergente", che rifiuta le regole e per questo viene stritolata dall'ingranaggio di una struttura totalitaria che non cura, non recupera e annulla l'individuo. 
Nel '75, quando uscì il film, in Italia era già in corso il dibattito appassionante, per le profonde implicazioni sociali e umane, sulla nuova psichiatria che porterà, sotto la guida del prof. Basaglia alla chiusura dei manicomi, a cui, purtroppo non seguiranno efficaci alternative. 
E' inutile sottolineare che buona parte il successo del film è dovuto anche alla grande prova di Jack Nicholson, attore di grande versatilità perfettamente calato in un ruolo a lui particolarmente congeniale, quello dello spostato, antisociale. In un'intervista affermò che ci vollero anni per trovare un'altra parte così interessante.

Trailer: