venerdì 26 dicembre 2014

Ricomincio da capo- Il giorno della marmotta

In piedi, campeggiatori, camperisti e campanari! Mettetevi gli scarponi! Oggi fa freddo! Qui fa freddo ogni giorno! Fa freddo! Non siamo mica a Miami Beach, sai? Sì, infatti, tanto è vero che in tarda mattinata dovete aspettarvi un viaggio difficile, perché… c’è una bufera in arrivo! Una bufera in arrivo? Già! Aspetta un momento che leggo le previsioni… Dunque… il servizio meteorologico nazionale prevede… Una grossa bufera in arrivo! E’ vero! Ad ogni modo c’è un altro motivo che rende questa giornata particolarmente… particolarmente fredda… sì, fredda ma emozionante! La grande domanda sulle labbra di tutti… Sulle labbra screpolate… E va bene: quando Phil la marmotta verrà fuori, vedrà la sua ombra? Punxsutawney Phil! In gamba, marmottini e marmottoni, oggi è: il giorno della marmotta!

Il natale non è ancora finito e, di conseguenza, si ripetono quelle cristallizzate tradizioni natalizie fatte di tombole, abbuffate e regali da scartare.
Ad accompagnare questi immancabili riti, c'è sempre quel lontano brusio proveniente dal televisore lasciato acceso e, potete star certi, che dalla sera della vigilia in poi, i probabili film che vedrete saranno tre: Una poltrona per due, Ricomincio da capo e (in seconda serata) Babbo bastardo.

Personalmente, il mio preferito è "Il giorno della marmotta", film datato 1993 che all'epoca, rilanciò la carriera del mitico Bill Murray.

La storia la sappiamo tutti, ma è sempre meglio ricordarla: Phil Connors è un cinico e disilluso meteorologo televisivo, che ogni anno viene spedito dal telegiornale per il quale lavora, per il reportage sul "Giorno della marmotta". 




Per essere pignoli, meglio spiegare in cosa consiste questa festa: la tradizione vuole che in questo giorno si debba osservare il rifugio di una marmotta

Se questa emerge e non riesce a vedere la sua ombra perché il tempo è nuvoloso, l'inverno finirà a breve; se invece vede la sua ombra perché è una bella giornata, si spaventerà e tornerà nella sua tana, e l'inverno continuerà per altre sei settimane.

Alla fine del servizio, Phil ed i suoi collaboratori, sono costretti a rimanere nella piccola cittadina, poichè una tormenta di neve impedisce il normale transito delle auto.
Il giorno seguente, Phil si alza ormai pronto per partire ma, una iniziale serie di eventi gli fanno capire che c'è qualcosa che non quadra.
Alla fine, quelle che sembrano una serie di coincidenze, diventano una certezza: Phil è costretto a rivivere, giorno dopo giorno, il "giorno della marmotta".
Sconvolto, cerca di uscire da questo tunnel, ma successivamente prenderà coscienza di questa opportunità, sfruttandola a suo favore.

Inizialmente, utilizza la sua condizione per sfondarsi di cibo, fare facili conquiste e schiaffeggiare l'odiato compagno di scuola ritrovato.
L'unica a non cedere al suo fascino è proprio la sua collega di lavoro, Rita, che si dimostra sempre tenace nel dargli due di picche.
A questo punto inizia a crollare in una spirale di depressione, ma neanche il suicidio riesce a spezzare l'incantesimo.
Rivivere sempre lo stesso giorno, lo porta ad interessarsi non più solo a se stesso, ma anche alla vita degli altri, finché accade qualcosa di inaspettato...inizia a rispettare gli altri, ad aiutarli e a provare un reale sentimento per Rita.

Phil nel tentativo di riprendersi la propria vita e di far innamorare di sé la collega, da vita a gag davvero esilaranti, come il rapimento della marmotta che egli crede causa dei suoi mali.
Il tutto condito da una colonna sonora-insopportabile tormentone per il protagonista che ogni mattina viene svegliato da "I've got you babe".

Trailer:



mercoledì 26 novembre 2014

The Lady: quando il trash diventa cult


Forse non avete ancora percepito la rivoluzione nel mondo delle web series che sta avvenendo proprio in Italia.
Se pensavate che il fondo dell'italiana dignità l'avessero raschiato via i fratelli Vanzina, sbagliavate.
E di grosso.
Vuol dire che vi siete persi quell'incredibile perla trash che è The Lady.
Scritto, diretto, girato e montato da Lory del Santo.
Lei che come poche sa cogliere la fuggevolezza dell'attimo che separa il tamarro dal suo prossimo selfie in palestra.

Diciamocelo, il vero punto di forza è la sceneggiatura: di fatto, tra un dialogo in stile "Ammazza, ma chi è quella bonazza?" e " ammazza quanto sei alta, ma che sei 'na giraffa!", vengono inseriti ambigui, quanto fuori luogo, aforismi in genere pensati dalla protagonista del tipo: "Ma perché l’amore non è vero, sincero, semplice, perché sono infelice? Io odio la violenza”.
Per farla breve, la serie (10 episodi di ben 10 minuti ciascuno!) ruota intorno alla misteriosa vita di The Lady, una seducente quanto "profonda" ragazza che dopo la scomparsa del suo ricchissimo marito si trova a gestire un immenso capitale.
Attorniata da ipertrofici bellimbusti che ambiscono solo al suo impero, la povera Lady, tra un flirt e l'altro, si ritrova nelle più svariate capitali europee a partorire, tra sé e sé, pensieri profondi più del mare.

Parte del successo della serie è dovuto a Costantino Vitigliano che dopo la  dura gavetta a "Uomini e Donne" e la magistrale interpretazione nel capolavoro "Troppo Belli", da conferma della sua maturazione artistica.
Costa, avevamo sempre fatto il tifo per la tua definitiva consacrazione!

Ma quella che sembra una semplice e lineare storia d'amore si intreccia in groviglio di trame di così alta complessità da non riuscire a seguirle.
Interpretazioni da premio Omar come non si sono mai viste, una Natalia Bush in stato di grazia, un Samir discriminato come neanche la Lega sarebbe in grado di fare, una precisione documentaristica alla Micheal Moore.
La cura del dettaglio della Signora Del Santo è palpabile nella scelta delle eleganti comparse, mai casuali, mai vestite, mai prive di una massa muscolare superiore al 95% inversamente proporzionale alla loro massa celebrale e pilifera.
Cammeo d'autore: Guendalina Canessa, astro discendente del panorama internazionale.
Forse, Lory si fa prendere la mano e pigia con troppa veemenza il tasto dello zoom, creando un effetto sbarazzino e coinvolgente.
Se in Utopia il colore ricorrente è il giallo, in The lady sicuramente il blu regna sovrano: allucinati filtri azzurrini ci accompagnano nel visionario mondo di Lory.
Che ci sia un interessamento della HBO?
Non mi sorprenderei se ne comprasse i diritti di qui a breve.
Da segnalare l'umiltà della regista che, per evitare i troppi complimenti, ha bloccato i commenti su youtube.

Ecco un condensato di perle di saggezza tratte direttamente dalla serie:

- "Lo sai sono fatta così, mi piace flirtare con gli uomini, ma non ti tradirei mai."
- "Lona ma cos'è per te l'amore?" "...Frammenti di tante emozioni..." “Ho sempre avuto paura di vivere, ho toccato il confine del dolore, ma ho anche avuto il coraggio di combattere”

- “Il profumo è l’essenza del desiderio, per un attimo mi fa dimenticare il mondo”
- “Ti sei fatto una bonazza?”-”Sì, compiace i miei istinti animaleschi, ma ti faccio una confidenza: lei per me è solo un gioco”
- “Ma perchè l’amore non è vero, sincero, semplice, perchè sono infelice? Io odio la violenza”
- “Esagerare è una delle mie più grandi qualità”
- “Vago, vago e ti penso, sono persa in questa città, in ogni città. Sono sola con la mia ombra, mi tormento e ti penso, ti vedo ovunque guardo, sei un’ossessione! Ma perché amiamo chi ci fa del male? Ma perché non è facile dimenticarti, Perché? Perché?”

- “Che galline che siete. Invece di guardare un uomo virtuale, guardate un uomo vero”.

Ma lasciamo che sia The Lady a parlare, ecco a voi il primo episodio:





sabato 15 novembre 2014

Under the Skin - Sotto la pelle



Un'aliena giunta sulla Terra, prende le fattezze di una bella quanto misteriosa ragazza (Scarlett Johansson), ed inizia a girovagare per la Scozia a bordo del suo furgoncino, alla ricerca di ignari esseri umani di razza maschile. 
Una volta abbordati, i vari ragazzi vengono condotti in una strano canale, immersi in un liquido scuro e condotti a morte certa.
Ad aiutare la ragazza, un altro alieno dalle fattezze maschili che, per quasi tutta la durata del film, si limita a girare in moto (non chiedetemi il motivo).
La giovane aliena sembra non nutrire alcuno dei più comuni sentimenti umani, il suo volto sembra sterile a qualsiasi tipo di emozione. 
Questa snervante routine, fatta di abbordaggi a sangue freddo, sembra mutare quando incontra un giovane uomo, affetto da neurofibromatosi . 
Di fatto, lo porta nel solito posto ma poi, probabilmente colta da pietà o perché non idoneo (a causa della sua terribile deformazione), viene aiutato a fuggire. 
Questa esperienza, porta l'aliena a cercare di sperimentare alcune delle tipiche azioni umane (come mangiare del cibo, contemplarsi nuda davanti ad uno specchio o fare l'amore). 
Sempre più confusa dalla favolosa debolezza della natura umana, cercherà rifugio tra i boschi; le conseguenze saranno nefaste.

Under the Skin è un film del  diretto da Jonathan Glazer. È basato sul romanzo Sotto la pelle di Michel Faber.
Sicuramente è un film difficile, quasi impossibile da giudicare: di fatto, anche le sue pecche possono essere allo stesso tempo dei punti forti.
Sarei restio anche dal definirlo un film di fantascienza, rientra senza dubbio in qualcosa di più elevato.
Under the Skin è quel genere di film che divide: ci sarà chi griderà  al capolavoro e chi resterà immensamente deluso; se dovessi scegliere tra chi schierarmi, probabilmente, mi schiererei tra i primi, seppur nutrendo qualche (e non poche) riserve.
Azzardo anche una coraggiosa comparazione tra Kubrick ed alcune delle oniriche sequenze filmate da Glazer: le musiche e gli sfondi "asettici ma marcati" (bianchi o neri), mi hanno effettivamente ricordato l'indimenticabile regista.
Il film tende inesorabilmente all'astrattismo, non si preoccupa infatti di concedere al povero spettatore una spiegazione sullo scopo ultimo dell'aliena, ma preferisce ammaliarci con le gelide e magnetiche sequenze che difficilmente si scordano (il pianto continuo e struggente del neonato abbandonato al suo destino ne è un esempio).

Veniamo ora a ciò che mi ha convinto di meno: se dovessi, per un attimo, dimenticare le subimi immagini, suoni ed atmosfere e concentrarmi effettivamente sulla trama, nutrirei molti dubbi sulla qualità del film.
Detta brutalmente, in effetti, si parla di un'aliena priva di emozioni che grazie al suo fascino uccide ragazzi arrapati ma poi, come è prevedibile, inizia a prendere familiarità con il nostro mondo e a provare umani vizi e virtù.
Tirando le somme, sono giunto alla conclusione che è un film a forte, fortissimo impatto visivo, ma che non ha la pretesa (almeno spero) di essere un elaborato film di fantascienza.

Trailer:







venerdì 7 novembre 2014

3001: Odissea finale, la miniserie targata Ridley Scott.


Non c'è più fine alle serie tv e, considerando l'elevato livello qualitativo raggiunto negli ultimi anni, ben venga.
Pare infatti che anche l'ultimo capitolo della quadrilogia dei romanzi di Arthur C. Clarke targato 1997, (di cui ne è il capostipite il romanzo del '68 "2001: Odissea nello spazio", reso immortale dalla sua trasposizione cinematografica), vedrà la luce sul piccolo schermo.


Ridley Scott (uno che sa il fatto su questo genere di film) è chiamato a dirigere questa ambiziosa opera,  e si è detto entusiasta di affrontare questa nuova sfida: "Sono sempre stato un fan della straordinaria serie Odissea di Clarke e sono elettrizzato all'idea di essere parte del piano di portare questa eredità agli spettatori e proseguire la grande tradizione cinetelevisiva che questa storia e i suoi creatori meritano."
Verosimilmente, 3001: Odissea finale vedrà la luce verso l'ultimo trimestre del 2015, e cercherà di trovare una risposta al grande mistero iniziato dai tempi di 2001 (e proseguito con i successivi 2010: Odissea due (1982) e 2061: Odissea tre (1987)).



mercoledì 29 ottobre 2014

Arca russa (Aleksandr Sokurov)

"Apro gli occhi e non vedo niente: niente finestre, niente porte. Ricordo che è accaduta una disgrazia e che tutti fuggivano per mettersi in salvo, ognuno come poteva. 
Quanto a me, non ricordo."


Il museo dell'Hermitage di San Pietroburgo diventa il grande palcoscenico di trecento anni Storia Russa. 
Non c'è soluzione di continuità tra un'epoca e l'altra, tra un'immagine e l'altra, tutto segue il percorso lineare della storia, come se potessimo attraversare le epoche camminando su quella "linea temporale" che ci facevano disegnare a scuola. 

La soggettiva proietta lo spettatore nella voce narrante, confusa, catapultata chissà perché al cospetto della Grande e stanca Caterina, in un ballo di inizio ottocento, al tempo della guerra napoleonica, ai giorni nostri, accompagnata da un'eccentrica figura (il marchese De Cutin) che è allo stesso tempo interno ed esterno al passato, dapprima restio ad apprezzare l'arte russa, giudicata come niente più di una copia malfatta di quella europea, infine ammaliato dalla stessa.

Ciò che guardiamo ci sfugge, fluttua, le immagini sono vaghe, di una bellezza dolente, intrise da un lato di nostalgia per un passato cristallizzato e quasi glorificato nei grandi romanzi russi e nei libri di storia, dall'altro da un senso di finzione, alienazione. 
Lo sguardo del regista volteggia su quella bellezza che può appartenere solo a quel passato, una bellezza ancora più bella perché destinata all'oblio: il modo in cui ci si focalizza sui piccoli particolari dei quadri prima di proseguire il cammino, lascia il retrogusto amaro di un ultimo saluto a qualcosa destinato ad essere dimenticato ("Tutti possono conoscere il futuro, ma il passato non lo conosce nessuno.)”

L'io narrante è trasportato dal fiume di uomini e donne al ballo fino ad uscire dalla grande arca e perdersi nel gelido mare che la circonda e la lascia lì isolata nel tempo e nello spazio, intangibile e irraggiungibile.

Il regista è riuscito nel miracolo di filmare l'intera pellicola in un solo giorno (anche perchè la direzione del museo gli aveva concesso un solo giorno), ed è stato girato a completamente in un unico piano sequenza ( il quarto tentativo è stato quello andato a buon fine).



Trailer:




mercoledì 15 ottobre 2014

The bling ring


La trama, tratta da vicende realmente accadute nel 2009, è nota ai più: liceali straricchi che da piccoli furti passano a svaligiare le case dei vip, per poi venire beccati dalle telecamere e dai loro post su facebook.
Un film decisamente brutto, mal recitato, mal sceneggiato e mal diretto.
Se voleva evidenziare il vuoto esistenziale degli adolescenti di Los Angeles che rubano nelle case dei Vip per colmare l'initulità della loro misera vita fatta di sesso, droga e discutibile musica, è riuscita solo ad evidenziare vuoti di sceneggiatura.
Quello che doveva essere un intrattenimento leggero durante la cena è diventato una lenta agonia.
La scene scorrono come tre ore di lezione il venerdì all'ora di pranzo, mentre pensi al cazzeggio finesettimanale.

I dialoghi sono ripetitivi, poveri, le azioni sempre uguali a loro stesse, i protagonisti insicuri, bisognosi di attenzione, con il disturbo compulsivo di postare qualsiasi cosa su facebook, compresi i furti, superficiali e noiosi come la loro vita, diventano macchiette. Le relazioni interpersonali sono pura apparenza, fragili, false, tenute insieme dalla ricerca del "brivido" e pronte a frantumarsi quando la situazione degenera. 


E la Coppola si limita semplicemente a registrare il tutto, senza aggiungere altro, nessun picco emotivo, nessun sentimento, nessuna suspance, nessuna evoluzione, niente di niente. Aggiunge la voce fuori campo dell'unico componente maschile della gang, momenti di introspezione assolutamente decontestualizzati e dissonanti.
Ne deriva uno schema senza senso, una pellicola che si accartoccia su se stessa senza provocare il minimo interesse.
Tutto gira a vuoto, senza stile.
Anche nelle precedenti opere i personaggi della Coppola erravano in modo circolare e senza senso: l'attore a fine carriera e la sposina annoiata in Lost in Traslation, padre e figlia in Somewhere, la regina bambina in Marie Antoniette.
Ma tutto era narrato con una certa grazia e un particolare registro stilistico che in Bling Ring non troviamo. La regia ricalca pedissequamente la superficialità dei teenager cleptomani e ne esce svuotata.

Sembra entrata in loop anche la Coppola, con film intrisi di vuoto, tendenti al pop e al pacchiano, si pensi ad alcune scene di Marie Antoniette.
Sulle interpretazione non vale la pena spendere una parola. Essendo i protagonisti privi di spessore, gli attori non potevano far altro che appiattirsi su questa nullità di sentimento? Mah, risultano semplicemente svogliati.
Forse l'unico punto del film è che lancia uno sguardo verso di noi, verso la società che porta "ragazzini-criminali" ossessionati da starlette-vip-profonde come pozzanghere, ad assurgere agli onori della cronaca, osannati da altri ragazzini fino a diventare essi stessi vip-meteore. 

Trailer:



mercoledì 8 ottobre 2014

8 1/2 (Federico Fellini)

"Una crisi di ispiration? E se non fosse per niente passeggera signorino bello? Se fosse il crollo finale di un bugiardaccio senza più estro né talento?"


Guido (Marcello Mastroianni) è un regista in crisi creativa e di identità. Nella stazione termale in cui cerca tranquillità viene raggiunto dalla troupe del film che dovrebbe iniziare a girare, dall'amante (Sandra Milo) e infine dalla moglie(Anouk Aimee).

Realtà, sogno e ricordo si fondono in un turbinio di immagini, sensazioni, silenzi.
Il regista è tutto chiuso nei ricordi d'infanzia e nelle sue fantasie, alla ricerca della purezza, personificata da una musa che volteggia in punta di piedi, Claudia Cardinale. 

 Quel film che teme di iniziare è tutta la sua vita di cui non riesce a reggere il peso. 

Il rapporto spezzato con i genitori, il senso di colpa pressante generato dalla forte educazione cattolica, la tenerezza e il distacco che prova nei confronti della moglie, di tutte le donne che circondano la sua esistenza, creano un turbine in cui Guido sprofonda, si spezza, si confonde al punto da crollare, per poi ricongiungersi alla fine con sè stesso, accettare le sue colpe, il suo passato, la sua incapacità di amare quei piccoli esseri che gli sono stati vicino tutta la vita. 


Finalmente ha capito, può ora formare con loro un girotondo giocoso nel circo che rappresenta l'esistenza.
Ogni immagine è pura grazia estatica: il fruscio del vento nel sogno, l'inconscio che scavalca il conscio, l'infanzia che torna in un circolo eterno senza fine, l'amore mai ricambiato dei genitori, delle donne, la soffocante repressione cattolica, la condanna e allo stesso tempo la malinconia per un passato troppo presente in una lontana terra in cui risuona la vernacolare formula magica Asa nisi masa.
La settima arte portata al sublime.

Premi

1963
Oscar per miglior film straniero, migliori costumi in bianco e nero
1963
Nastro d'argento per miglior regia
1963
Nastro d'argento per miglior produzione
1963
Nastro d'argento per miglior attrice non protagonista
1964
Nastro d'argento per miglior soggetto originale
1964
Nastro d'argento per miglior sceneggiatura
Nastro d'argento per miglior fotografia in bianco e nero
Nastro d'argento per miglior musica
Gran premio al Festival di Mosca
Nomination Oscar per miglior soggetto e sceneggiatura originali

Trailer



venerdì 3 ottobre 2014

I dieci film italiani più trash di sempre (non sono belli ma piacciono)


Cosa vi viene in mente quando dico Neri Parenti, Vanzina, Jerry Calà, Umberto Smaila, De Sica (figlio) e compagnia "bella"?
La parola chiave è trash.
Quei film che hanno messo la lapide sul defunto cinema italiano.
Quelli che si beccano mezza stella quando va bene.
Quelli che hanno fatto nascere il qualunquismo all'italiana.
Quelli che quando si apre lo champagne o sciampagne, il tappo va rigorosamente in bocca.
Quelli in cui lo stacco alla Godard è scandito da emissioni gastroenteriche e da qualche tetta.

Attenzione: contenuti espliciti.

Quest'anno il Natale viene ad ottobre; MORTACCI SUA!

10 Yuppies (1986, Vanzina)

Per noi una parola senza significato, per i rampolli anni '80 l'apice del successo. Ecco il Wall Street all'italiana, dove tra un affare e l'altro i "giovani" (sì...giovani...) e "belli" (idem) seducono le tettute bellezze italiche. 

Non ancora ai livelli del Vanzina anni '90, però il regista lasciava intendere un grosso potenziale trash. 




9 Tifosi (1999, Massaro)

Quanto poteva essere fatto (o indebitato) Maradona per partecipare a questo film?

E tu oh Ninuzziello bello, non ti bastavano i musicarelli a piazza del Plebiscito?

In realtà chi è stato a qualche partita noterà il crudo realismo che permea la pellicola, forse voleva essere un ritorno di De Sica al paterno neorealismo? Ai posteri...





8 Paparazzi (1998, Neri Parenti)

I soliti noti a caccia di tette da primapagina. Non si contano le celeb che hanno prestato il volto per far sì che questa pellicola sia ancora oggi uno dei grandi firmi del nostro cinema. 

Un film corale, una fotografia maniacale, dai dialoghi serrati inframezzati da "mortacci" che intervengono grevi a dare spessore alla pellicola.
Un Er Patata davvero in stato di grazia.




7 Attila flagello di Dio (1982, Castellano e Pipolo)

A come Atrocità, doppia T come Terremoto e Tragedia, I come Ir' di DDio, L come Laco di sangue, A come Adesso vengo e ti sfascio le corna!
Sceneggiatura brillante e variegata, interpretazioni da Oscar, rutto libero. Un film che ti fa rimpiangere la discesa degli Unni; all'uscita nelle sale fu un flop assurdo, ma ora è ricordato da tutti come uno dei grandi cult anni 80.




6 Vacanze di Natale (1983, Vanzina) 

Un franchising ancora a livello embrionale, il capostipite dei cinepanettoni (il genere di film che tutto il mondo ci invidia), quelli che fanno sì che i cinema siano ancora aperti, quei film che ci fanno ammazzare dalle risate.
Loro ci hanno insegnato l'abc dell'ignoranza e hanno esportato la cafonaggine italica nelle mete più ambite dall'italiano medio.
Diciamoci la verità, può esserci Natale senza un Vacanze di Natale? Nel senso hanno istituito la festa per quello no? Da segnalare la presenza di Mario Brega, non sapeva che avrebbe creato un mostro.

5 A spasso nel tempo (Vanzina)

E già saliamo alla top five per livello di ignoranza, numero di tette/rutti/scoregge al minuto.
I ricordi risalgono come un rutto dopo che hai mangiato la peperonata: non so il motivo, ma la mia maestra di italiano, un giorno, ci portò in sala proiezioni e, per farci tacere, inserì il suddetto VHS nel lettore. Forse pensava di insegnarci la storia d'Italia, ci insegnò la decadenza e il bomberismo.


Ricordo la copertina: De Sica che palpava una tetta della nota soubrette la "Sellerona".
Per chi non l'avesse intuita la trama è molto complessa: Boldi e De Sica accidentalmente finiscono in una macchina del tempo in un parco divertimenti delle Americhe che li sballotta dalla preistoria al futuro tra una tetta e un culo.




4 Bodyguard (2000, Neri Parenti)

Il nuovo millennio non poteva entrare in modo migliore, servivano 2000 anni di evoluzione per arrivare a tali picchi artistici.
Per curiosità leggetevi le curiosità di Wikipedia, probabilmente autogeneratesi sul web.
Tre carabinieri espulsi dall'arma tentano la fortuna diventando body guards della Silicon Valley del piccolo schermo: Megan Gale, Victoria Silvsted e Anna Falchi.


3 Fratelli d'Italia (1989, Neri Parenti)

Sull'ultimo gradino del podio troviamo questo capolavoro della cafonata (che rende pienamente onore all'italico Inno). Diviso in tre suggestivi episodi, ci sentiamo di sbilanciarci proclamando il migliore: quello di Jerry Doppia libidine Calà, poliedrico artista capace di passare dal pianoforte alla macchina da presa: difficile capire dove renda meglio.
Nell'episodio con Boldi, troverete molti riferimenti al successivo film, tifosi. Ed è qui che possiamo parlare di weltanschauung.

2 Natale in India (2003, Neri Parenti)


Figli apparentemente scambiati di padri diversi che si incontrano insieme ai padri stessi nell'esotica India.
Un rapper, rutti, tette, culi, poetiche flautolenze.

Commovente interpretazione di Enzo Salvi, multiforme artista in grado di dare al linguaggio "ruttico" dignità pari all'elfico Tolkeniano.




1 Merry Christmas (2001,  Neri Parenti)

Opera summa dei vari Vacanze di Natale, raccoglie tutti gli elementi essenziali delle precedenti fatiche cinematografiche.
Si narra che Coppola, dopo aver visto questo film, disse: "è il film che avrei sempre voluto dirigere."
Lo stesso Boldi non ha retto alla fiera della volgarità che lo permea: lui stesso ha dichiarato che questo film è stato il punto di rottura tra lui e De Sica (sebbene i due gireranno altre trashate prima di chiudere la loro collaborazione).
Fabio Trivellone ha due diverse mogli (Serena e Selvaggia) con prole al seguito (un ragazzo e una ragazza): Serena e il figlio se li porta ad Amsterdam per le vacanze natalizie, l'altra (credendo che il marito si trovi nella Amsterdam per motivi di lavoro) gli fa una sorpresa andandolo insieme alla figlia.
Memorabili le scene in cui cerca disperatamente di convertire il figlio nerd al tetteeculismo, tra i dialoghi magistrali padre-figlio si ricorda: "Ma che te stai a fa e' pippe su internet?", "No papà, è pc calcio", "Ma nun ce sei annato sur sito che t'ho detto? WWW.TETTEECULI.IT!?!?!?"
Per non dimenticare il duo Boldi-Salvi nei commoventi "Te posso chiama papà? A papààààààààààààà!!!!" Memorabile il gesto tecnico con cui ci ha insegnato che anche con il pene si possono fare le flessioni. 
Spicca la non casuale scelta di Amsterdam, ricca di virtuose ragazze d'alto e basso borgo.
A chi non scende una lacrima ricordando De Sica e Boldi intenti a scassinare una macchina con il piercing dove non batte il sole?

Chiudo dicendo che ci siamo stancati degli ultimi ed asettici film natalizi, snaturalizzati della loro genuina volgarità.







venerdì 11 luglio 2014

I dieci film più noiosi e soporiferi di sempre



Dopo la classifica dei film che tolgono il sonno, ecco quelli che te lo restituiranno con gli interessi!
Sì quei film che, ti giri e mezza sala è già andata, l'altra metà lotta senza speranza contro la palpebra calante...e tu che non vuoi fare la loro fine....e si accendono le luci!
Oppure quelli che, carico di aspettative, ti vedi a casa sul divano con l'uomo/donna della tua vita ma è un attimo e uno dei due crolla sulla spalla dell'altro.
Alcuni (e dico solo alcuni) sono davvero dei bei film, ma non c'è caffè che regga, sei destinato a non vedere la fine.

10. Paranormal Activity 1- Oren Peli (2007)

Una tizia si sveglia di notte e fissa il fidanzato. Tutta la notte. Ogni notte. Lui piazza una telecamera per riprenderla. Questo fa molto incazzare l'essere oscuro che infesta la casa e la ragazza. Questo fa molto dormire.



9. Avatar (alla seconda visione) - James Cameron (2009)

Forse la prima volta al cinema e con gli occhiali 3D e solo con queste due condizioni, vuoi vedere dove andrà a parare...a casa in 2D, ninna assicurata...




8. Australia - Baz Luhrman (2009)

Il cast non può nulla contro le grandi distanze dell'Australia. Contro il colore della terra brunastra che è l'ultima cosa che ricordi prima di appisolarti.




7.  L'uomo che sussurrava ai cavalli - Robert Redford (1998)

Quando si è alle elementari, non si ha molto potere sulla scelta del film...ora capisco perché mia madre volle vederlo, a parte per il sempre-biondo Robert Redford: farci addormentare subito, così sedando le proteste.


6. The Aviator -Martin Scorsese (2004)

Un Di Caprio spettacolare come sempre, una regia sublime eppure...se la fine fosse arrivata prima...i miei occhi non sarebbero stati rossi per i tre giorni seguenti.




5. Via col vento - Victor Fleming (1939)

C'è da aggiungere altro? L'avete visto (nella culla), rivisto (a cinque anni) e rivisto (a 20 anni)...dite la verità..conoscereste la fine se non fosse una delle scene più famose della storia??




4. Waterworld - Kevin Reynolds (1995)

In un mondo in cui le persone sono costrette a vivere sugli atolli, isolati da distese infinite d'acqua, Kevin Rio mare Kostner si improvvisa salvatore in versione tonno dalle pinne gialle.
Mi diedero anche il libro da leggere per le vacanze della quarta elementare.
Che flop!


3. Lincoln - Steven Spielberg (2012)

Oscar miglior attore, oscar di qua, sì il tema è banale, ma chissà potrebbe stupire...e invece no.
Non siamo nemmeno a metà film e si inizia a sentir russare da ogni dove, e tu sbuffi, li guardi in cagnesco e dopo poco ti ritrovi nel vortice: una lotta senza esclusione di colpi tra te e la pellicola infinita...non c'è scampo, quando anche il vicino si mette a dormire sulla tua spalla.

Devi solo sperare di non russare!



2. Stalker di Andrej Tarkovskij (1979)

Nel sinistro futuro di questa distopia non è rimasto niente in cui sperare e si inizia così un lungo lento cammino verso la Zona. Profondo, dostoevskiano...vedetelo di giorno...





1. Con più di 80 ore di stacco sugli altri: ecco i film più lunghi della storia del cinema:

The Cure for insomnia (1987) di John Henry Timmis, con 87 ore è la soluzione ai vostri problemi di insonnia: senza trama, solo la lunga lettura di un poema di 4.080 pagine di L. D. Groban(intitolato Cura per l'insonnia), inframezzato da scene a luci rosse. Hanno iniziato a proiettarlo alla School of Art Institute di Chicago il 31 gennaio 1987...fino al 3 febbraio 1987!!Si narra che qualcuno sia sopravvissuto per raccontarlo..
 Matrjoschka (2006) della regista tedesca Karin Hoerler, 95 ore, muto.
Cinèmaton (2009) del francese Gérard Courant, con le sue 161 ore è il film più lungo mai realizzato: 2500 sequenze che ritraggono celebrità e artisti che non dicono una parola...il progetto non si è ancora concluso.

giovedì 10 luglio 2014

Back to the future - Ritorno al futuro: la storia di una trilogia immortale


Marty: Un momento... un momento, Doc. Mi stai dicendo che hai costruito una macchina del tempo... con una DeLorean?
Doc: Dovendo trasformare un'automobile in una macchina del tempo perché non usare una bella automobile?


Oggi parleremo di “Ritorno al Futuro”.
Uno dei film più rappresentativi degli anni ’80. Un film che insieme ad altre pietre miliari come Ghostbusters, Top Gun, Rambo o Indiana Jones, rappresentano l’espressione di una decade cinematografica molto fortunata. Ad oggi infatti, a distanza di più di 30 anni, gli estimatori di questo filone sono più agguerriti che mai, e in vari cinema d’Italia si organizzano reunion per celebrare questi cult movie.

Questa trilogia, pur essendo composta da 3 film separati, è da intendersi come una storia unica, ogni titolo infatti, reca in basso la dicitura “parte I” “parte II” o “parte III”, proprio per rimarcare la compattezza nella storyline. Al termine di ogni episodio, infatti, c’è un diretto collegamento con l’inizio del film successivo.
Questa chicca, infatti, insieme a molti altre piccole ma importantissime accortezze hanno fatto la fortuna di questo franchise.
Rimandiamo lo spazio dedicato alle curiosità in fondo all’articolo e occupiamoci di accennare la trama, senza troppi spoiler e senza la presunzione di voler riassumere 6 ore di film.

La storia inizia nel 1985, e prevede diversi salti temporali, catapultando il protagonista, Marty McFly prima nel passato, dove, nel 1955, fa la conoscenza dei suoi genitori (non senza qualche piccolo problema) poi nel futuro, dove, nel 2015, si trova ad impedire al gradasso Biff di diventare ricchissimo, rovinando la famiglia McFly, e poi ancora nel passato, addirittura nel 1885.




I vari paradossi temporali, sono molto numerosi, e sempre ben giustificati, un’infinità di volte durante le pellicole si fanno riferimento a incongruenze che potrebbero derivare dai viaggi nel tempo, ma son sempre risolti con acume e fantasia. Si fa particolare attenzione a queste particolarità dal momento che secondo leggi fisiche, son proprio i paradossi che si verrebbero a creare che potrebbero teoricamente impedire di poter mai viaggiare nel tempo (cit. Stephen Hawking).

Grande protagonista dell’intera saga è senza ombra di dubbio lo scienziato Emmett “Doc” Brown. E’ stato lui infatti a creare il “flusso canalizzatore”, attraverso cui è possibile il viaggio nel tempo. Azzeccatissima la scelta della produzione di usare una DeLorean DMC-12 come veicolo per il salto nello spaziotempo, infatti, ad oggi, con solo 6.000 esemplari rimasti, questa macchina ha, nell’immaginario collettivo, un sapore specialissimo. Non è solamente un’auto da strada, ma nel
vederla, ci si aspetta sempre che, superate le 88 miglia, inizino una serie di lampi e luci, che la catapulteranno a ritroso nel tempo.


Inizialmente come “veicolo temporale” si pensò ad un frigorifero, che facesse uso dell’energia di un’esplosione atomica per permettere il salto. Il regista Zemeckis però si preoccupò del fatto che - per emulare Marty - molti ragazzini potessero chiudersi all’interno del frigorifero di casa.
Molte riprese vennero fatte in notturna perché il protagonista, Michael J. Fox aveva precedentemente preso un impegno per la sitcom “Casa Keaton”, di conseguenza, non potendo ritardare la produzione, le riprese erano possibili solo dalle 18:30 alle 02:00 di notte.
Nel film Donnie Darko, il protagonista, fa riferimento proprio al film “Ritorno al futuro”.
Citazioni al film sono presenti in tantissimi film e serie TV, dai Simpsons, ai Griffin, Chuck, Una notte da leoni 3 eccetera, segno che è stato uno dei film più influenti della sua generazione.


Scritto da Matteo "Maverick" Esposito

mercoledì 9 luglio 2014

Game of Thrones ovvero l'inizio di una dipendenza...senza fine (no spoiler)

“Non incominciarlo…”
“Ma sei sicuro..? Guarda che poi non esci di casa fino alla fine eh!”
“Okay, ma ricordati… Non ti affezionare ai personaggi!”



Spoilerone lo so, ma tanto è quello che TUTTI ti dicono quando inizi a vedere questa serie.

Di cosa stiamo parlando? Ma de “Il Trono di Spade” ovviamente!
La serie nasce come adattamento televisivo del ciclo di romanzi “Cronache del ghiaccio e del fuoco” di George R.R. Martin.
Si racconta che quest’ultimo abbia rifiutato negli anni numerosi contratti cinematografici, dal momento che la durata di un film avrebbe richiesto troppi tagli alla storia, rendendo impossibile integrare la trama così come l’autore l’aveva intesa. Alla fine però si presentò l’HBO con un progetto per una serie TV, e ciò che è venuto dopo è sotto gli occhi di tutti.
Io personalmente ho resistito finché ho potuto, ma poi, cedendo all’insistenza di più di un amico, ho iniziato a vederlo, ed ora che è finita la quarta stagione, mi sento un vuoto dentro… Che solo la quinta stagione può colmare.
Fortunatamente il sottoscritto non è l’unico ad esser rimasto sotto a questa serie tv, stiamo infatti assistendo ad un vero e proprio fenomeno di massa, che - soprattutto in America - non risparmia nemmeno i neonati, che si ritrovano ad esser chiamati come i personaggi del “trono”.
Nel 2012, infatti, secondo dati ufficiali della Social Security USA, c’è stato un boom di bambine chiamate “Daenerys”, per non parlare del nome “Khaleesis”, e considerando il fatto che gli ascolti non accennano a diminuire, direi che fra 40/50 anni potremmo anche avere una Khaleesi come presidente degli Stati Uniti.
Fichissimo!

Non è possibile scrivere grandi cose sulla trama senza spoilerare qualcosa, quindi ci limiteremo a dare una rapida occhiata sull’universo del “trono”. 

La serie descrive le avventure dei personaggi che vivono fra da due continenti. Il centro più grande e civilizzato del continente occidentale che ha per capitale Approdo del Re, dove si trova il famoso Trono di Spade, e il continente più a est, Essos, composto da città-stato dominate da mercanti. La lotta per la conquista del trono porta le più grandi famiglie del continente occidentale a scontrarsi o allearsi tra loro in un contorto gioco di potere. Il titolo originale della serie infatti è “The Game of Thrones” - Il gioco dei troni, che descrive egregiamente le dinamiche che si propongono tra le varie casate.

Famosa la frase di Cersei Lannister:
“Al gioco del trono… o si vince, o si muore…”

Oltre agli intrighi creati dagli uomini però, emergono anche forze oscure e magiche, che rendono più entusiasmante la serie senza però esagerare; ogni componente, ogni storia che si intreccia, è sapientemente dosata, e il telespettatore si ritrova inevitabilmente catapultato all’interno di questo universo fantasy che colpisce non solo gli appassionati del genere, ma anche i profani. Io stesso ho atteso così tanto a vedere questa serie proprio perché il fantasy “non è il mio genere”, anche se sono rimasto chiaramente colpito da capolavori come “Il Signore degli Anelli”, “Ladyhawke”, “Tron” o “Oz”.

Mi sono spiegato questo arcano giustificandolo con l’ottima scelta del casting dei personaggi.
Non c’è niente da dire, funzionano.
L’odioso Joffrey, la guerrigliera Arya, il coraggioso Jon Snow, l’onorevole Ned Stark, l’astuto Tyrion, per poi arrivare ad uno dei veri protagonisti della serie, la cinica Cersei…
Proseguendo con le puntate, diverrà chiaro che in realtà non esistono davvero dei cattivi, e non esistono nemmeno dei buoni in senso generale.
Ogni soggetto si trova davanti a scelte difficili, e può capitare che anche un buono si comporti da cattivo, facendo una cosa moralmente sbagliata.

Questo spessore del personaggio, non si può trovare facilmente in un film, ma nelle serie TV ha più senso, ogni episodio dura la bellezza di 50 minuti, cosicché la storia di ognuno può trovare spazio nella sua interezza, viene espansa, messa sotto torchio, così da far capire a chi guarda la serie, quali sono le ultime motivazioni che quasi “giustificano” un’azione.
E’ così che anche il cattivo di turno, ci sembra quasi un buono… “Dai ma che ha fatto…? Però cioè, ci credo che ha fatto così, gli è successo questo, questo e quest’altro…”.



Inoltre, questa serie prevede che vi sia quello che in gergo viene definito “cast corale”, non vi è dunque un singolo protagonista, ma esistono diversi personaggi principali che interagiscono sì fra loro, ma allo stesso livello.
L’autore dei romanzi stesso, si è detto soddisfatto del risultato, affermando che la serie è molto fedele all'opera letteraria e che gli attori sono stati all'altezza delle aspettative.
Una piccola curiosità è che il network ha in programma l’adattamento di tutta la saga di George R.R. Martin, che però al momento risulta incompleta, questo vuol dire che in realtà nessuno alla HBO, e nemmeno lo scrittore stesso, sa come finirà il tutto, rendendo di fatto i fan ancora più curiosi circo l’esito della serie.  


Scritto da Matteo "Maverick" Esposito

Ridley Scott e la Bibbia: Il nuovo film del regista racconta Mosè. Ecco il trailer di Exodus: Gods and Kings.


No, non è il sequel di Prometheus. Sì è Ridley Scott e dopo gli alieni si interessa ora di religione.
Eh sì perché il nuovo film "Exodus: Gods and Kings" è la storia di Mosè che guida il popolo verso la Terra promessa. (Se non vi ricordate la storia, risfoderate la Bibbia della prima comunione)
Mosè ha il volto di Christian-Batman-Bale, mentre Ramses è Joel Edgerton (Star Wars II, Kinky Boots, Zero Dark Thirty, Il grande Gatsby).
I fan di Alien e di Breaking Bad saranno contenti di rivedere i loro paladini Sigourney Weaver e Aaron Paul che saranno nel cast insieme a John Turturro e Ben Kingsley.
Il film è atteso nelle sale USA a fine anno, mentre a noi toccherà aspettare il 15 gennaio 2015. 
Il trailer è uscito solo poco fa! 
Eccolo: