mercoledì 15 ottobre 2014

The bling ring


La trama, tratta da vicende realmente accadute nel 2009, è nota ai più: liceali straricchi che da piccoli furti passano a svaligiare le case dei vip, per poi venire beccati dalle telecamere e dai loro post su facebook.
Un film decisamente brutto, mal recitato, mal sceneggiato e mal diretto.
Se voleva evidenziare il vuoto esistenziale degli adolescenti di Los Angeles che rubano nelle case dei Vip per colmare l'initulità della loro misera vita fatta di sesso, droga e discutibile musica, è riuscita solo ad evidenziare vuoti di sceneggiatura.
Quello che doveva essere un intrattenimento leggero durante la cena è diventato una lenta agonia.
La scene scorrono come tre ore di lezione il venerdì all'ora di pranzo, mentre pensi al cazzeggio finesettimanale.

I dialoghi sono ripetitivi, poveri, le azioni sempre uguali a loro stesse, i protagonisti insicuri, bisognosi di attenzione, con il disturbo compulsivo di postare qualsiasi cosa su facebook, compresi i furti, superficiali e noiosi come la loro vita, diventano macchiette. Le relazioni interpersonali sono pura apparenza, fragili, false, tenute insieme dalla ricerca del "brivido" e pronte a frantumarsi quando la situazione degenera. 


E la Coppola si limita semplicemente a registrare il tutto, senza aggiungere altro, nessun picco emotivo, nessun sentimento, nessuna suspance, nessuna evoluzione, niente di niente. Aggiunge la voce fuori campo dell'unico componente maschile della gang, momenti di introspezione assolutamente decontestualizzati e dissonanti.
Ne deriva uno schema senza senso, una pellicola che si accartoccia su se stessa senza provocare il minimo interesse.
Tutto gira a vuoto, senza stile.
Anche nelle precedenti opere i personaggi della Coppola erravano in modo circolare e senza senso: l'attore a fine carriera e la sposina annoiata in Lost in Traslation, padre e figlia in Somewhere, la regina bambina in Marie Antoniette.
Ma tutto era narrato con una certa grazia e un particolare registro stilistico che in Bling Ring non troviamo. La regia ricalca pedissequamente la superficialità dei teenager cleptomani e ne esce svuotata.

Sembra entrata in loop anche la Coppola, con film intrisi di vuoto, tendenti al pop e al pacchiano, si pensi ad alcune scene di Marie Antoniette.
Sulle interpretazione non vale la pena spendere una parola. Essendo i protagonisti privi di spessore, gli attori non potevano far altro che appiattirsi su questa nullità di sentimento? Mah, risultano semplicemente svogliati.
Forse l'unico punto del film è che lancia uno sguardo verso di noi, verso la società che porta "ragazzini-criminali" ossessionati da starlette-vip-profonde come pozzanghere, ad assurgere agli onori della cronaca, osannati da altri ragazzini fino a diventare essi stessi vip-meteore. 

Trailer: