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Arca russa (Aleksandr Sokurov)

"Apro gli occhi e non vedo niente: niente finestre, niente porte. Ricordo che è accaduta una disgrazia e che tutti fuggivano per mettersi in salvo, ognuno come poteva. 
Quanto a me, non ricordo."


Il museo dell'Hermitage di San Pietroburgo diventa il grande palcoscenico di trecento anni Storia Russa. 
Non c'è soluzione di continuità tra un'epoca e l'altra, tra un'immagine e l'altra, tutto segue il percorso lineare della storia, come se potessimo attraversare le epoche camminando su quella "linea temporale" che ci facevano disegnare a scuola. 

La soggettiva proietta lo spettatore nella voce narrante, confusa, catapultata chissà perché al cospetto della Grande e stanca Caterina, in un ballo di inizio ottocento, al tempo della guerra napoleonica, ai giorni nostri, accompagnata da un'eccentrica figura (il marchese De Cutin) che è allo stesso tempo interno ed esterno al passato, dapprima restio ad apprezzare l'arte russa, giudicata come niente più di una copia malfatta di quella europea, infine ammaliato dalla stessa.

Ciò che guardiamo ci sfugge, fluttua, le immagini sono vaghe, di una bellezza dolente, intrise da un lato di nostalgia per un passato cristallizzato e quasi glorificato nei grandi romanzi russi e nei libri di storia, dall'altro da un senso di finzione, alienazione. 
Lo sguardo del regista volteggia su quella bellezza che può appartenere solo a quel passato, una bellezza ancora più bella perché destinata all'oblio: il modo in cui ci si focalizza sui piccoli particolari dei quadri prima di proseguire il cammino, lascia il retrogusto amaro di un ultimo saluto a qualcosa destinato ad essere dimenticato ("Tutti possono conoscere il futuro, ma il passato non lo conosce nessuno.)”

L'io narrante è trasportato dal fiume di uomini e donne al ballo fino ad uscire dalla grande arca e perdersi nel gelido mare che la circonda e la lascia lì isolata nel tempo e nello spazio, intangibile e irraggiungibile.

Il regista è riuscito nel miracolo di filmare l'intera pellicola in un solo giorno (anche perchè la direzione del museo gli aveva concesso un solo giorno), ed è stato girato a completamente in un unico piano sequenza ( il quarto tentativo è stato quello andato a buon fine).



Trailer:




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