venerdì 20 giugno 2014

I 10 film da non guardare con i genitori - ovvero la classifica dei 10 film d'autore più scandalosi

La classifica che ci accingiamo a stilare trae spunto da una delle maggiori fonti di imbarazzo nel rapporto genitori-figli: il film d'autore (che tutti sappiamo sinonimo di film erotico).
Eccoti a casa e per una volta vuoi vederti quel film d'autore (di cui tutti i radical chic parlano) in pace sul comodo divano e su uno schermo che non sia il tuo portatile da 11 pollici...ma ecco che si presentano anche loro: i tuoi genitori, che vogliono vedere un film con i loro "bambini".
Allora ti dici, va beh è pur sempre un cult (o almeno così te lo presenta Sky), che farà vedere mai, e dopo 10 minuti ti penti di non essertelo visto in streaming con le cuffiette all'università.
Arriva quel momento in cui quelle scene osannate dalla critica come "artistiche e per nulla pornografiche", fanno dire a tua madre "ma che film è? cambia un po', vado a dormire" a tua nonna "'ste cose manco Brooke Logan", mentre tuo padre guarda fisso lo schermo per nascondere l'imbarazzo.
E mentre voi vi sentite pervertiti per aver proposto questo film, affondate nell'imbarazzo affermando con superiorità: "ma è un film d'autore!".
Ecco la classifica dei 10 film d'autore da non vedere con chi vi ha messo al mondo.

10. EYES WIDE SHUT - Stanley Kubrick

Nel suo ultimo film, Kubrick traspone il racconto di Artur Schnitzler, Doppio Sogno, nella New York dei giorni nostri, con Tom Cruise e Nicole Kidman alle prese con una crisi matrimoniale. Si svolge tutto in quel limbo tra la realtà e il sogno, dove le pulsioni inconsce prendono vita in un'orgia di sensi.
Thriller erotico del terzo millennio, dove la morte ed il suo pendant nel mondo dei vivi, il sogno, nella loro immobilità raggelano e dominano lo spazio popolato di uomini e donne immobili, maschere, manichini, cadaveri, che il regista manipola fondendoli con l'arredamento. 

9. PORCILE - P. P. Pasolini

Due episodi paralleli: la storia di una famiglia borghese tedesca capeggiata da un padre fascista, il cui figlio viene divorato dai maiali con cui è solito accoppiarsi e la storia di un giovane affamato che vaga in una desolata landa vulcanica ove diverrà cannibale e al quale si aggiungeranno altri individui.
Verranno in seguito tutti condannati ad essere sbranati dai cani randagi.
Gira la ruota della storia, surreale, ma sempre uguale a se stessa e diventa cannibale come il mondo. È la Germania Nazista ad ingerire l'umanità (umanità nel senso di ciò che c'è d'umano nell'uomo), è la morale borghese a cancellare tutto quello che non è la morale borghese.
Porcile condanna tutti, dal primo all'ultimo: dai giovani anti-comunisti che andavano a pisciare sul muro di Berlino in sfregio di chi in quel muro viveva, ai genitori che sempre vorrebbero una proiezione di se stessi nella propria prole.
Non c'è redenzione, non c'è possibilità di salvezza in questo mondo. Non c'è speranza in questo porcile dove tutti mangiano tutto, dove il solo deve essere il tutto.

8. THE DREAMERS - Bertolucci

Nella Parigi 1968, Theo e Isabelle, fratello e sorella, rimangono soli a casa mentre i genitori sono in vacanza. A loro si unisce Matthew, un giovane studente americano. Inizia, così, il ménage à trois tra i protagonisti, borghesissimi cinéphile chiusi in un appartamento a sperimentare amicizia, amore, innocenze perdute e incesti. A parte la libertà sessuale, solo due sole volte i protagonisti affrontano le altre tematiche sessantottine: quando parlano del Vietnam e quando Matthew rimprovera a Theo il suo impegno politico superficiale che sottende egoismo e disinteresse di fondo.
Il resto si snoda tra verginità perdute per gioco, crudeli penitenze e atmosfere morbose, fino a un epilogo didascalico che rischia di liquefare in una manciata di secondi il mood sospeso della pellicola.

7. VITA DI ADELE - Abdellatif Kechiche

La maturazione della consapevolezza che Adele ha di sé stessa, inizia quando incontra una misteriosa ragazza dai capelli blu, Emma.
Adele cresce con il loro amore, si perde, si ritrova e si perde di nuovo.
L'amore e la solitudine in un turbinio di sequenze struggenti: una foglia nei capelli di Adele, Adele e Emma distese su un prato, una frase, un lungo sospiro, le fronde degli alberi mosse dal vento, Adele che perde il filo del discorso guardando negli occhi Emma, Adele che balla da sola I Follow Rivers dopo l'amore, pensando ad Emma, Adele che piange e divora barrette di cioccolato, Adele sola, distesa sulla “loro” panchina.
In realtà si piazza in classifica solo per la lunghezza della scena di sesso, (sembra non finire mai grazie ai suoi 10 minuti), per cui il regista è stato tacciato di voyeurismo maschilista.

6. L'IMPERO DEI SENSI - Nagisa Oshima

Etichettato come pornografico, tanto da procurare al regista guai con la giustizia, il giapponese L'impero dei sensi, di Nagisa Oshima, destò scalpore nel 1976 al punto che in Francia fu costretto a circolare nelle sale a luci rosse mentre in Italia fu accorciato.
La storia è quella dell'amour fou tra una cameriera-ex geisha e un uomo sposato, ossessionato dall'erezione.
Uova sode e raffinati foulard diventano gli insoliti feticci di un erotismo estremo fino alla morte. 
La sua claustrofobia dimostra la polemica assenza di realtà storica, il rifiuto di ogni dialettica con la storia in un Eros totale e totalizzante che si muove nel senso del recupero "maledetto" di una parte non recuperabile della ragione borghese, ma, forse, recuperabile dall'industria dello spettacolo: il film ebbe successo di scandalo in tutto il mondo, conquistandosi la patente di film pornografico "d'arte", di hard-core di lusso.

5. SHAME - Steve McQueen (clicca per leggere la nostra recensione)

McQueen racconta la storia dell'erotomane Brandon, malato di sesso in tutte le sue forme e perversioni. 

Il sesso esasperato, scabroso, è una fonte di vergogna, da consumare tra i siti porno, masturbazione e rapporti a pagamento.

Sconsigliato la vigilia di Natale con il parentado.


4. ULTIMO TANGO A PARIGI - Bertolucci

Marlon Brando-Paul e Maria Schneider-Jeanne si incontrano per caso in un appartamento da affittare in rue Jules Verne a Parigi. 
La loro relazione si consuma sempre all'interno di quelle quattro mura, tra amplessi multipli, mentre all'esterno le loro vite proseguono separate.

Di recente è tornata agli onori della cronaca la "scena del burro" che fece gridare allo scandalo, in seguito ad un'intervista al regista che ha detto di non aver concordato la scena con la Schneider, tanto che questa (si sentiva violentata, ha detto) serbò rancore verso di lui per tutta la sua vita.


3. ANTICHRIST - Lars Von Trier

Una misticheggiante allegoria sull'Avvento dell'Anticristo, dove, in una moderna sacra famiglia, ogni cosa viene ribaltata in negativo: la Madonna-strega, che spinge idealmente il figlio a cadere; i Re Magi/Tre Mendicanti portatori di Dolore, Ansia e Disperazione; l'uomo-padre, neo-Adamo caduto in un Giardino/Bosco dell'Eden, che scivola dentro il grande caos della Natura Matrigna. 
La natura, con schiacciante potenza ingloba e deforma, mettendo sotto assedio le anime e i corpi dei due protagonisti in lotta fra loro: una guerra dei sessi attraverso il sesso, unico linguaggio comune, primordiale e violento. 

2. SALO O LE 120 GIORNATE DI SODOMA - P.P. Pasolini
(clicca per leggere la nostra recensione)

Durante il breve periodo della repubblica di Salò, 4 uomini di influenza politica rilevante, si accampano insieme a mature meretrici in una maestosa villa, umiliando, violentando e praticando perverse pratiche a giovani partigiani.
Il tutto scandito nei quattro gironi dell'inferno: l'Antinferno, il girone delle Manie, il girone della Merda e il girone del sangue.

Insomma, per vederlo ci vuole un po' di stomaco.



1. NYMPHOMANIAC (vol.1 e 2) - Lars Von Trier

Il simpatico nazibontempone-persona-non-gradita-Lars ci racconta questa volta la storia della ninfomane Joe dall'infanzia all'età adulta, in otto capitoli, divisi in due volumi: il primo più ironico, il secondo più violento, il tutto prevedibile e nonsense.

Va beh non ci voleva un genio a capire che non andava guardato in salotto. 
Manco nella biblioteca dell'Università.


Sì vabbe sesso e annessi sono ovunque metafore di questo e quell'altro, ma non credo che i nonni la prenderebbero bene, comunque.

domenica 15 giugno 2014

I migliori dieci film sul mondo del calcio

 Siamo appena reduci dalla vittoria (l'ennesima) sull'Inghilterra.
Per la seconda partita dobbiamo attendere comunque qualche giorno; quale modo migliore per ingannare l'attesa del match?
Ovvio, vedendo i film che orbitano intorno a questo sport .
Ho stilato, quindi, la classifica dei migliori dieci film sul calcio: dai grandi trash anni 80 ad altri film più "ponderati".
Iniziamo!

10) L'ALLENATORE NEL PALLONE

Non stiamo certamente parlano di un capolavoro, ma nel suo genere è ancora capace di farci ridere senza scendere nel ridicolo come il sequel.
Il film ruota attorno ad Oronzo Canà (Lino Banfi), un visionario quanto sprovveduto allenatore, capace di invetarsi schemi tattici più estremi di Zeman.
Tuttavia, è anche uno dei pochi film italiani con giocatori reali (anche se non giocano mai), riferiment e situazioni verosimili.
Farsi due risate non guasta mai!




9) ECCEZZZIUNALE...VERAMENTE

Altro film italiano, sempre degli anni 80 (precisamente dell'82, Italia campione del mondo per la terza volta), sempre dalle tinte squisitamente trash e che ha avuto un sequel non all'altezza del predecessore (realizzato nel 2006, sarà un caso?).


Stiamo parlando di un film ad episodi, tre per la precisione, che vedono per protagonisti uno juventino, un milanista ed un interista , tutti interpretati da un camaleontico Diego Abatantuono (attore capace anche di calarsi in film del calibrio di Mediterraneo, vincitore del premio Oscar come migliore film strraniero). 
Da vedere!


 
8) SHAOLIN SOCCER

Sembra strano, ma proprio i cinesi (che di calcio ne capiscono ben poco) sono riusciti a realizzare una delle migliori parodie su questo tema.


Più che di tiri, contrasti e colpi di testa sembra che stiamo assistendo a mosse di karate degne del miglior Bruce Lee, ma il risultato finale è un piacere per gli occhi dello spettatore.
Non c’è niente di effettivamente veritiero nelle partite dei monaci Shaolin tranne per il fatto che si svolgono su un campo da calcio.
Visionario!
 

7) GOAL

Il film è davvero poca cosa, però è probabilmente il più fedele nel narrare e la vita e l'evoluzione di un calciatore di successo: è infatti una trilogia che parte dagli esordi (nel primo), alla consacrazione
nel grande team (il secondo), fino a giungere nelle nazionali (nel terzo).
Piuttosto realistiche le riprese delle partite mescolate con le immagini di vere partite.
Realistico.






6) BEST

Storia vera (seppur piuttosto romanzata) di uno dei più grandi fenomeni del calcio inglese.

Il vero spettacolo non è offerto  dalle azioni di calcio riprodotte nel film, ma è lodevole come riesca a racchiudere e a farci vivere le atmosfere di un’epoca ormai passata, in cui contava più l'estro e l'imprevidibilità rispetto alla tecnicità e al fisico scultoreo (e tatuato) degli odierni calciatori.  
La locandina del film, ripropone uno dei più famosi aforismi del grande George Best, che rende bene l'idea sul carisma della stella del Manchester United : "Ho speso gran parte dei miei soldi per donne, alcol e automobili.il resto l'ho sperperato."
(D)Istruttivo.



5) SOGNANDO BECKHAM

Il quinto film ci parla di questo mondo visto degli occhi di una giovane ragazza indiana (per renderla più discriminata possibile!) .
I genitori vorrebbero che la figlia Jess fosse classica ragazza indiana: dolce, remissiva e ansiosa di sposarsi e sfornare pargoli. 
Ma la ragazza, cresciuta col mito della star del Manchester United Beckham, vorrebbe soprattutto dedicarsi alla sua più grande passione: giocare a calcio. 
Finché la cosa rimane confinata nell'ambito del parco pubblico non sembrano crearsi problemi. 
Ma quando Jules, giocatrice in una squadra regolare, la vede giocare e la convince ad unirsi al proprio team, le cose cambiano.
Film dignitosissimo e che, probabilmente, non farà annoiare la vostra ragazza.
Femminista!



4) IL MALEDETTO UNITED

La storia vera dei 44 giorni da allenatore del Leeds United di Brian Clough, ex giocatore che da allenatore fece storia con il suo carattere particolare e il suo modo di intendere il calcio giocato.
La carriera di Clough è legata indissolubilmente al suo assistente Peter Taylor con il quale conduce il piccolo club del Derby County dalla seconda divisione ai vertici della Premier League, dove duella con gli odiatissimi rivali del Leeds United (la squadra più forte d’Inghilterra nei primi anni ’70), allenata da Don Revie.
Quest’ultimo è letteralmente odiato da Brian Clough per non avergli stretto la mano al termine di un Derby. 
Quando Revie viene chiamato ad allenare la nazionale inglese, Clough diventa il nuovo manager del Leeds United, deludendo con questa scelta il suo assistente Taylor che si rifiuta di seguirlo in questa nuova avventura. I risultati per Brian Clough saranno disastrosi. Il film è un tuffo nel meraviglioso calcio inglese degli anni ’70, un calcio fatto di passione, romanticismo e cuore più che di soldi. La storia si può definire nostalgica poiché evidenzia le differenze tra il calcio di quegli anni e il calcio moderno divenuto ormai un asettico business.
Sicuramente è uno dei migliori film calcistici in circolazione.
Nostalgico!


3) HOOLIGANS

Siamo giunti ai film che occupano i tre gradini del podio.
Finora abbiamo parlato di film che descrivono il calcio dalla sola prospettiva dei calciatori o dei loro allenatori.
Per rendere la classifica completa non si può non parlare dei tifosi, spesso il dodicesimo uomo  nelle partite più difficili, l'impluso che spinge il giocatore a trovare le energie nei momenti più critici.
Detta così sembra un tantino mielosa la questione, quindi mi sembra il caso di tornare con il culo per terra parlando del film  Hooligans.
Il protagonista è un bravo ragazzo, che nella vità però subisce le prepotenze degli altri senza reagire, viene addirittura cacciato da Harvard con l'accusa di spaccio di cocaina al posto del compagno di stanza.
Decide di trasferirsi da sua sorella a Londra, dove incontra Pitt, e dopo un approccio non proprio semplice, riesce gradualmente ad essere accettato da questo, che lo presenterà ai suoi amici; l'essere uno "yankee" non sarà inizialmente un buon biglietto da visita, ma con varie vicissitudini otterrà la fiducia del gruppo.
Lo yankee imparerà la legge non scritta della strada, conoscerà i valori dell'amicizia, del cameratismo nel senso più apolitico e valido che esista fino a  prendere fiducia in se stesso.
Il film non esalta e non scredita la realtà hooligans, la descrive oggettivamente, sta allo spettatore giudicare.
Ribelle!


2) L'UOMO IN PIU'

Arrivati al secondo film, direi che è giunto il momento di alzare notevolmente l'asticella; va premesso che, probabilmente, il film meriterebbe la prima posizione ma rimane un gradino sotto per il solo fatto che il calcio occupa una spazio piuttosto marginale:

“L’uomo in più” non è soltanto una tattica calcistica (peraltro realmente applicata da Ezio Glerean, allenatore del Cittadella negli anni 90), bensì un’intuizione, un' ipotesi di rinascita, la speranza di essere riconosciuti come persone. “La tattica è il passaggio dal caos giovanile alla maturità” afferma Sorrentino.
Il film ruota intorno a due uomini: un calciatore ed un cantante i quali non hanno nulla in comune se non il nome, Antonio.
Storie apparentemente staccate ma  che si intrecciano tramite un comune filo conduttore: il fallimento che si cela (neanche troppo bene) dietro al mondo dell'apparenza e del momentaneo successo.
Di conseguenza, “L’uomo in più” non è un film sul calcio, né sulla musica melodica. La trama, ben strutturata anche da un punto di vista narrativo, è “solo” funzionale ad addentrarsi nell’animo umano, a scoprire cos’altro c’è oltre le apparenze.
Emozionante.


1) FUGA PER LA VITTORIA

Il vincitore non poteva non essere questo film!

Diretto dal grandissimo John Huston è il film che più sapientemente fonde calcio vero con quello recitato. 
Il film vede come protagonisti veri calciatori dell’epoca con l'aggiunta di Michael Caine e Stallone (la differenza sul campo è abbastanza evidente).
Nel film sono presenti sequenze di gioco perfette, momenti aulici e altri che sembrano appartenere ad una normale partita di calcio, ad esempio, alcuni goal sono veramente ordinari, il che contribuisce al rendere il tutto più veritiero. 
La pellicola è ambientata durante la Seconda guerra mondiale. 
In un campo di prigionia nazista vi sono diversi ex calciatori tra gli Alleati, che tuttavia continuano ad allenarsi sotto la guida di John Colby.
Riconosciuto dal Maggiore Karl von Steiner, quest'ultimo gli lancia una sfida a una partita di calcio a Parigi; un match che non avrà solo un valore sportivo, ma anche sociale e storico.
John Houston trasforma il drammatico slogan nazista nei campi di concentramento "Il lavoro rende liberi" nel più positivo "Il calcio rende liberi".
E così tanti ex calciatori costretti a indossare una divisa e lasciare quello che sapevano fare meglio, sfidano i loro aguzzini in una epica partita, che non darà loro la libertà (come avevano premeditato),bensì la soddisfazione di porsi alla pari con chi li stava umiliando in un campo di prigionia. 

Nel cast ci sono diverse stelle del calcio degli anni '60-'70, tra cui Pelè, autore di una rovesciata che passerà alla storia del cinema. Non male nemmeno Stallone (anche se il doppiaggio di Amendola esalterebbe le qualità di qualsiasi attore)  nel dare un pò di ironia al solito ruolo di soldato/puglie macho tanto in auge negli anni '80.


giovedì 12 giugno 2014

Sotto assedio- White House Down, ovvero come sentirsi Nostradamus un sabato sera qualsiasi

"Ci risiamo...chi ha attaccato la Casa Bianca stavolta?"


Prendete un sabato sera sul divano davanti alla Tv, in famiglia, da bravi bamboccioni, troppo stanchi per uscire (pomeriggio passato a studiare), troppo stanchi per alzare le benamate natiche che trovano conforto sul morbido cuscino, troppo stanchi per protestare sulla scelta del film.
Compare lui: il classico film che piace a tutti e non piace a nessuno.

Il titolo è già un programma.
Lui, Channing-addominali-Tatum, poliziotto dal passato turbolento, è alla White House per entrar a far parte della scorta del Presidente degli Stati Uniti, Jamie-Django-Foxx (ancora non uscito dalla parte del film di Tarantino).
Lei, Maggie Gyllenhaal (sì quella che molla Batman per Due-facce), vice-capo dei servizi segreti americani, scarta l'aspirante agente proprio il giorno in cui ha portato con sé la figlia tredicenne per ricostruire il rapporto padre-figlia, ma, guarda caso, proprio in quel momento, c'è un attentato alla Casa Bianca, proprio mentre Channing muscoli d'acciaio è lì!

E sono esplosioni, botte, proiettili come se non ci fosse un domani, aerei da guerra abbattuti con uno sputo...Ed è subito ciclo alta tensione di canale cinque estate, solo con maggior spreco di soldi.
Non è che capisci la fine dall'inizio, capisci come si svolgerà ogni singola scena.

È guardando questi film che pensi di avere il dono della preveggenza! E farai la fine di Cassandra: vedrai il futuro, e nessuno ti ascolterà, cioè nessuno cambierà canale. Ma, alla fine, sei talmente infognato con questa storia della preveggenza che non vuoi cambiare film neanche tu per poter dire: “nooo avevo ragione” o “proprio come avevo previsto” e sentirti Nostradamus.
Certo, non potevi prevedere che il presidente degli Stati Uniti mettesse le scarpe di Michael Jordan per combattere i servizi segreti in rivolta (non erano terroristi), del resto anche i Maya hanno sbagliato, ma si sa che quando la First lady regala l'orologio di Lincoln al consorte, appuntandoglielo sul cuore, questo non potrà far altro che salvargli la vita, insieme a Channing (ma vabbè lui è lì per quello), l'uomo che da solo sbaraglia un plotone di paramilitari in una mattinata, che salva il mondo meglio di Ben Stiller che interpreta Speedman che interpreta Scorcher.


A pranzo è già sull'aereo del presidente, con la figlia ritrovata(che mentre scappava dai cattivi è riuscita a postare tutto l'assedio sul suo blog con video annesso), e tutti gli americani, dopo lo shock della Casa Bianca in fiamme, possono tornare a vivere felici e contenti nella democrazia più democratica del mondo.


Profondo e illuminante, soprattutto per le mie capacità visionarie.

Trailer:

Se lo vede tutto due volte, vi siete visti il film




Metastasis: Il Breaking Bad dell'America Latina


Fan di Breaking Bad, unitevi!
Walter White è tornato, solo che ora si chiama Walter Blanco e cucina metanfetamine su uno scuolabus tra le montagne colombiane.
Sequel? No, purtroppo.
È Metastasis, il Breaking Bad dell'America Latina, un copia-incolla low budget adattato al format latino (con conseguente fotografia e recitazione da soap colombiana).
Se l'idea vi fa sorridere, aspettate di vedere il trailer per....collassare!
É un po' come vedere la soap che si vede vostra nonna, alle due di pomeriggio di un torrido agosto, ma con protaginisti Walter Blanco e, udite udite, Jose Miguel Rosas aka Jesse Pinkman!
Pensate sia troppo? I latini non sono nuovi a questi remake!
Avete mai sentito parlare di Amas de Casa Deseperades? O di A Corazòn Abierto?
Se pensate che siano canzoni di Julio Iglesias, vi sbagliate; non sono altro che i remake di Desperate Housewives e di Greys Anatomy......

Che culo, eh?

«Breaking Bad è una serie fantastica che non era molto vista in America Latina, in parte per via della scarsa penetrazione della televisione via cavo nella regione. Ma c'è un'universalità nella storia e nei personaggi che abbiamo pensato potesse funzionare molto bene». Così Angelica Guerra, direttrice della produzione per Sony America Latina, ha spiegato la messa in piedi del Breaking Bad de nosotros.
Metastasis è iniziata l'8 giugno, sul canale televisivo Univision, lo scorso marzo, infatti, la serie di Vince Gilligan, vincitrice di dieci Emmy Awards, è stata comprata da Univision con l'intento di adattarla al mercato spagnolo. Sony, che ha prodotto la serie originale, ha venduto i diritti per la trasmissione di Breaking Bad in oltre 170 Paesi, ma dice che quello di Univision è l'unico remake in lavorazione. 

E per fortuna!

Vi immaginate il remake italiano? Vediamo, potrebbe chiamarsi “Uno spacciatore in famiglia” ambientato a Barletta, con Walter Bianco (Luca Zingaretti) e Giovanni Della Rosa (J-Ax)che producono Tarallucci OMG con Sacra Corona Unita e Digos alle calcagna, su una Fiat Doblò. Ah, e un sempreverde Lino Banfi nei panni di Hector Salamanca.

Nei panni di Gus Fring, metterei, invece, ca va sans dire, Carlo Conti, con trucco nature.
Mamma Rai, rendici orgogliosi di questo canone e dacci il nostro B.B. made in Italy. (Non prendetemi sul serio, vi prego!)

Tornando al nostro Metastasis, sparatevi sto trailer!