mercoledì 18 novembre 2015

Fargo


Jerry, direttore vendite di una concessionaria, si trova al lastrico: per ottenere soldi facili decide di ingaggiare due malviventi per rapire la moglie e far pagare il riscatto al ricco e burbero suocero.
 Il piano però viene gestito in maniera approssimativa e le conseguenze saranno davvero tragiche.
Con Fargo si ha la sensazione che i fratelli Coen pongano una stesura dei capisaldi del loro cinema, caratteristico e diretto, con sequenze che rivedremo spesso nei loro film futuri.


Le situazioni e i personaggi oscillano in un equlibrio davvero precario che cambia continuamente stile e tono: le linee tra il comico e il tragico, tra il calcolo e la casualità, tra buoni e cattivi, sono così sottili da permettere una continua compenetrazione di (non) valori, in cui nessun personaggio riesce ad esprimere una valenza davvero positiva (o negativa).
La visione della realtà che ne emerge non può nemmeno essere definita troppo caricaturale, perché i Coen sono abili nel non cadere mai nella tentazione del macchiettismo, nemmeno con la coppia di malviventi che pure si presterebbe all'ennesima riproposizione del gatto e della volpe (il piccoletto che non sta mai zitto affiancato dal burbero bestione). 
 A differenza di Tarantino, però, per i Coen la violenza non è finalizzata all'eccesso visivo, ma costruisce un universo di immoralità più sfaccettato, del quale anche il sereno distacco di Marge e il cinismo di Jerry Lundegaard fanno parte. 
Interpretata da un ottimo William Macy la figura di Jerry, che ha la continua pretesa di essere più furbo degli altri, risulta quasi irritante e paradossalmente più cinico dei rapinatori, nonostante l'apparenza impacciata.


Tirando le somme, emerge che in questo film non c'è un personaggio completamente positivo: il premio Oscar McDormand è una poliziotta atipica, serena e senza un passato tormentato, né è mossa da una catartica sete di giustizia; si trova, semplicemente, in una giornata di lavoro come tante altre, tra ingorde mangiate causate dalla gravidanza e un pensiero all'apatico marito.
Di indubbia originalità, i personaggi di Fargo sono il frutto di una sceneggiatura brillante in cui gli eventi, consapevolmente, si dipanano più per congiunture che per progetti. Il risultato è una vacuità di fondo al limite dell'assurdo. Ma un assurdo dai tratti maledettamente realistici.



TRAILER:



domenica 15 novembre 2015

Il racconto dei racconti

"C’erano una volta, tre regni vicini e senza tempo, dove vivevano, nei loro castelli, re e regine, principi e principesse con le loro corti. Ci sono un re libertino e dissoluto, una principessa data in sposa ad un orribile orco, una regina ossessionata dal desiderio di un figlio."



Liberamente tratto dalle fiabe scritte da Basile, a cavallo tra il  1500 e 1600, "Il racconto dei racconti" si dirama in tre diverse storie. 
La prima fiaba ci parla di una regina triste, a causa di quel figlio che non riesce a concepire, per il quale è disposta a tutto, proprio a tutto .
Una volta esaudito il suo desiderio più intenso, si comporterà in maniera apprensiva e maniacale nei confronti di quel figlio tanto desiderato; le conseguenze saranno nefaste.

Nella seconda, un sovrano erotomane viene conquistato dalla voce leggiadra di colei che crede una fanciulla nel pieno della gioventù, ma che in realtà è una vecchia tanto sciatta e cadente quanto lussuriosa, che grazie ad un incantesimo riacquista gioventù e bellezza 
(scatenando analogo desiderio nella sorella). 


Nell'ultima fiaba, un re rivolge le sue attenzioni più ad una pulce (che assumerà dimensioni surreali) che all'unica figlia e, alla morte dell'animale, per paura di rimanere solo, pressato dalla figlia che vuole andare in sposa ad un giovane principe, stabilisce che avrà diritto a sposare la principessa colui che saprà rispondere ad una domanda ai limiti dell'impossibile.


Tra draghi marini, cuori pulsanti, animali ammaestrati, artisti circensi, cavi tesi sul vuoto...e ancora il bianco della purezza, il rosso dei sentimenti più violenti, il nero dei presagi più oscuri prende vita il nuovo film di Garrone. 
Il regista ha il grande pregio di rivoluzionare il genere fantasy, meno folgorante da un punto di vista visivo ma dai contenuti ben più profondi e complessi.
Il film, a differenza dei comuni fantasy dinamici e scorrevoli, è anche piuttosto statico e a tratti lento , il che esclude una ampia fetta di pubblico appassionata del genere.
La complessità del film è anche figlia della stessa opera "Lu cuntu de li cunti" di Basile, libro di estrazione barocca e come tale, molto ingombrante e di difficile comprensione, destinato all'epoca per un pubblico di estrazione intellettuale e borghese.


Garrone, quindi, non tradisce lo spirito originario dell'opera, confezionando un film molto complesso e che, probabilmente, farà storcere il naso ai puristi del genere fantasy.
Personalmente, non avendo i preconcetti di chi è appassionato del genere, ho trovato il film veramente valido e ben costruito; lodevole anche il ricorso pressochè nullo alla computer grafica a favore di una costruzione quasi artigianale degli effetti speciali.

Da vedere!

TRAILER:





Top 10 Movies You Shouldn't Watch Alone


Raccolta davvero spassosa dei dieci film che non dovreste vedere da soli; buona visione!



venerdì 3 luglio 2015

La classifica dei dieci (più uno) film dell'infanzia.

A cavallo tra gli anni 80 e 90, prima che spopolasse la mania dei film Marvel, dei sequel (o dei prequel), dei reboot e delle serie tv, venivano prodotti film veramente memorabili, pellicole che hanno segnato il passaggio dall'infanzia all'età adulta (almeno anagraficamente).
Considerando che i post sulle "classifiche" hanno sempre un buon riscontro di pubblico, mi sono chiesto: "E stavolta che diavolo di classifica mi invento?".
Dopo l'iniziale titubanza, la trovata...I dieci film della nostra infanzia!
Personalmente, quando mi capita di rivederli in tv, mi trasmettono sempre un senso di beatitudine mista a malinconia, perché comunque ci riportano a un passato ( fatto anche di partite interminabili al Super Nintendo e di match di calcio decisi dalle ambigue traiettorie dei Super Tele) ben più spensierato del nostro presente da "adulti".

Finite le doverose premesse, ecco a voi la classifica!

10. GREMLINS (1984)


Film cult che vede Joe Dante alla regia (prodotto da Spielberg).

La chiave del successo di questo film è dovuta al giusto dosaggio tra spassosa commedia e sequenze horror.
La pellicola, vede come protagonista il giovane Billy che per natale riceve dal padre un curioso animaletto acquistato a Chinatown.
Comunque, le regole per non ritrovarsi la casa piena zeppa di creature inquietanti sono tre: mai esporlo alla luce, mai farlo bagnare (altrimenti si moltiplica) e mai dargli da mangiare dopo la mezzanotte.
Ovviamente, per svariate cause, tutte le regole verranno trasgredite e le conseguenze saranno nefaste e spassose allo stesso tempo! 


9. LA STORIA INFINITA (1984)

Anche questo film ha visto la luce nell'84, ma è di produzione tedesca (scoperta che ho fatto ora, assurdo).
Difficile narrare la trama in poche parole, considerando che la storia è infinita; comunque, il giovane Bastian, per sfuggire all'attacco dei classici bulli, entra casualmente in una libreria e conosce un anziano dai modi un pò burberi.
Il vecchio stringe tra le mani uno strano libro, che attira l'attenzione del giovane; come il libro resta incustodito, Bastian non riesce a trattenere la curiosità e lo scippa all'anziano (con la promessa di renderlo una volta letto).
Attraverso il libro, vivrà una serie di avventure indimenticabili ed infinite.


PS. Mentre scrivevo la trama, ripensavo al fatto che fosse una produzione tedesca, oltre ad essere una trilogia.
Vi immaginate, che ficata sarebbe, trovare il cofanetto della trilogia tra gli scaffali del LIDL?

8. THE MASK (1994)

Film che ha contribuito all'ascesa del grandissimo Jim Carrey e all'esordio Cameron Diaz.
Per farla breve, il film ruota attorno a Stanley Ipkiss che casualmente (dopo una serie di tragicomici eventi) trova una strana maschera che galleggia sulla riva del fiume; una volta indossata, niente sarà più come prima.
Il resto è storia, quel faccione verde (personificazione delle fantasie e dell'immaginazione del protagonista) resterà nei nostri cuori per sempre.

Spumeggiante!!!




7.THE KARATE KID  (1984)

Non ci crederete, ma anche questo film è dell' 84, che annata!
Film simbolo di una generazione, in America avevano Karate Kid, mentre noi dovevamo accontentarci del trashissimo " Il ragazzo dal Kimono d'oro".

Per molti versi, si può considerare una versione per bambini preparatoria a Rocky (sarà un caso che il regista è lo stesso?)
Il protagonista è il giovane italo americano Daniel, da poco trasferitosi in California con la madre.
Dopo poco tempo,  instaura una particolare amicizia con il suo vicino "aggiusta tutto" Miyagi, il quale, anche a causa delle continue vessazioni subite dal ragazzo da parte dei bulli della scuola, lo inizia alla sacra arte del karate.
La fortuna del film è dovuta sopratutto ai leggendari piani di allenamento imposti dal maestro MIyagi, è possibile scordare "Daniel San, togli la cera, metti la cera"?
Personalmente, non credo proprio!

6. ACE VENTURA (1994)

Vi rendete conto del fatto che Jim Carrey nel 94 ha fatto sia The Mask che Ace Ventura?

Per chi non lo sapesse, Ace Ventura è un investigatore privato, esperto nel ritrovamento di animali scomparsi; quasi sempre i suoi casi hanno una spiccata vena investigativa dai risvolti spesso inaspettati (come un'avvenente ragazza che nasconde il pene tra le mutandine).
La sua natura scanzonata ed i metodi poco tradizionali, fanno da contrasto alle sue sconfinate abilità investigative e di conoscitore del mondo animale.
Nel sequel, si scoprirà che l'unico animale dal quale è terrorizzato è il pipistrello.
Storiche le sue battute; per farvi un esempio, ricordo che qualche settimana fa, stavamo passeggiando io e un mio amico per le strade di Macerata, nel vedere un guidatore tentare un goffo parcheggio, abbiamo subito evocato la frase : "PARCHIEGGIO PIERFETTTTTO!!!!"

5. MRS. DOUBTFIRE (1993)

Daniel Hillard è un doppiatore che, malgrado l'età e le responsabilità derivanti da matrimonio e figli, mantiene un animo profondamente limpido e immaturo al tempo stesso.
La sua natura goliardica è nettamente controbilanciata dalla rigidità della moglie Miranda che, nonostante l'affetto nei confronti del marito, vive in maniera negativa lo spirito da eterno bambino dell'uomo.
La chiassosa festa di compleanno organizzata da Daniel (all'insaputa della moglie) per il compleanno di uno dei suoi tre figli, sarà la causa del loro divorzio.
Il giudice assegnerà quindi la prole alla ben più responsabile moglie, mentre a Daniel sarà concesso di vederli solo il sabato sera (anche a causa del suo stato di disoccupazione).
Successivamente Miranda, sommersa dal mondo degli affari, si mette in cerca di una governante per i figli; a questo punto la fervida inventiva di Daniel raggiunge il suo picco: con l'aiuto di suo fratello truccatore, decide di attuare la trasformazione che lo porterà a diventare Mrs. Doubtfire.
Le conseguenze saranno comiche ed emozionanti e porranno le basi per la maturazione (seppur a suo modo) dell'uomo.
Anche questo film è sicuramente un cult, ammirevole il fatto di non cercare il lieto fine a tutti costi (sarebbe naturale aspettarsi il ricongiungimento tra moglie e marito), il che lo rende anche un film formativo per molti giovani.

4. I GOONIES (1985)

Altro film storico degli anni 80, probabilmente il più evocativo tra i film d'avventura per ragazzi.

I Goonies sono  uno scatenato gruppo di ragazzini residenti nel quartiere di Goon Docks (da qui il nome del gruppetto); la vita scorre tranquilla, finché le loro famiglie non ricevono lo sfratto dalle loro abitazioni perchè la zona deve diventare un esclusivo campo da golf.
Tuttavia, uno dei ragazzi, trova in soffitta una mappa del tesoro; sarà l'occasione per loro di vivere un'avventura indimenticabile.
Un cult movie che ha ancora  la capacità di farci sognare, in grado di superare le barriere apparentemente invalicabili dell'età adulta e di ricordarci che, in fondo, l'amicizia è il valore più nobile che si possa perseguire.


3.JUMANJI (1995)

Altra perla interpretata da Robin Williams, ricordo che la VHS (presa su Panorama) del film stava più dentro al registratore che nella sua custodia.
Il film vede come protagonisti Judy e Peter i quali, rimasti orfani, si trasferiscono con la zia in una grande villa da tempo sfitta.
I due, vinti dalla noia, si ritrovano a girovagare per la cantina della casa finchè non trovano uno strano gioco da tavolo chiamato "Jumanji".
Non ci vorrà molto a scoprire la natura paranormale del gioco: tra animali della savana ed ambigue creature, faranno anche la conoscenza di Alan, un uomo che ventisei anni prima era rimasto intrappolato tra le caselle del gioco (non casuale la scritta nella scatola: "Jumanji, un gioco che sa trasportare chi questo mondo vuol lasciare").
Guardandolo nell'ottica di una persona ormai adulta, non posso che notare una forte vena educativa e formativa che ricopre il film: evocativa è la sequenza nella quale Alan, dopo una lite con il padre, si rivolge a lui sentenziando "Non ti parlerò mai più", non potendo poi prevedere le conseguenze nefaste che il gioco gli attirerà.
Rivedo nel gioco la metafora della vita: è sostanzialmente una folle avventura della quale non possiamo prevederne appieno le conseguenze, in fondo, fare determinate scelte di vita non è poi tanto diverso da lanciare un paio di dadi.
Vi sfido a non piangere quando, a gioco concluso, Alan riesce a tornare indietro nel tempo e riabbracciare suo padre.

2. MAMMA HO PERSO L'AEREO (1990)

Come recitava la locandina del film "Un film per la famiglia, senza la famiglia".
Ci troviamo a Chicago, la sera prima di un lungo viaggio in Francia per le vacanze natalizie; la famiglia coinvolta è davvero numerosa: zii, cugini, nonni, genitori, fratelli ecc.
A causa di un lite con la madre (e metà dei parenti) l'irrequieto Kevin viene schiaffato a dormire in soffitta.

Un problema con la sveglia getta il panico tra i vari parenti, i quali, nella foga di raggiungere l'aeroporto in tempo, si dimenticano del piccolo Kevin.
Al suo risveglio, troverà la casa deserta e dopo un'iniziale incredulità, ancora rancoroso per la lite della sera prima, non sdegnerà la vita in solitudine.
La sua vacanza però verrà bruscamente stoppata dall'avvento di due ladri.
Nonostante si tratti di una kid comedy, il film è veramente spassoso: le gag non sono mai banali, l'atmosfera  è quasi fiabesca (con grevi sottofondi natalizi che danno un certo tono) ma senza scendere nell'infantile, risulta quindi piacevole a tutte le età.
Film che quando veniva proposto in tv insieme a "Una poltrona per due"e "Miracolo nella trentaquattresima strada", mi ricordava l'avvento dell'imminente Natale (niente scuola per due settimane).
Sarà per questo che occupa il secondo posto?

1. E.T (1982) e JURASSIC PARK (1993)

Diciamoci la verità, come avrei potuto togliere uno dei due film dal primo posto?
Entrambi hanno il dono dell'immortalità nell'immaginario collettivo, ai nostri nipoti anziché narrare aneddoti di guerra (almeno spero), parleremo di questi film.
Entrambi confezionati da quel genio di Spielberg, magari meno incisivo nel nuovo millennio, ma che ha fatto e farà sognare generazioni e generazioni di adolescenti.
Mi sembra superfluo abbozzare due trame (altrimenti questo post diventa più lungo della storia infinita).
Di JP non dimenticherò mai la scena dei Velociraptor in cucina, mentre di ET il pianto che ti rimaneva strozzato in gola, quando abbandonava il nostro pianeta.

Il nostro lungo viaggio nei meandri dell'infanzia finisce qui, spero abbiate gradito i film selezionati; ne avreste aggiunti altri?

Fateci sapere!

mercoledì 10 giugno 2015

Le 100 battute più iconiche (in lingua originale) della storia del cinema.

La Cinefix ha recentemente deciso di selezionare le 100 battute preferite dal grande pubblico.
Questo è il risultato;  voi che ne pensate? 
Personalmente, avrei aggiunto qualche altra citazione memorabile!
Buona visione!



domenica 8 marzo 2015

Birdman (o l'imprevedibile virtù dell'ignoranza)- La lotta di una star decaduta con il suo super Io irrazionale.



Riggan Thompson è una star in declino.
Gli anni novanta e la trilogia del supereroe Birdman sono ormai lontani, dimenticati dai più, ma non da Riggan.
Cerca allora, ormai sessantenne, il grande rilancio, passando però dalla porta di servizio: vuole mettere in scena a Broadway uno spettacolo teatrale basato sul libro "What We Talk About When We Talk About Love" di Raymond Carver.

L'eterno scontro tra box office e film di qualità, cinema e teatro, fama e virtù si palesa nella sua quotidiana lotta con la sua metà e super Io irrazionale, rappresentata da Birdman stesso: "Come accidenti ci siamo finti qui? In questa fogna. Eri una star del cinema, ricordi?".
A collaborare con lui, in questa apparentemente folle impresa, c'è anche il talentuoso Mike Shiner (Edward Norton) che, al contrario di Riggan, è un attore ben più versatile ed esuberante, disinteressato nei confronti della celebrità esasperata ("La popolarità è la cuginetta zoccola del prestigio") e pronto a scoppiare in scatti d'ira fuori copione per dare il più esasperato se stesso sul palco.
Per Riggan è anche il momento di recuperare, seppur in maniera apatica, il rapporto con la figlia Sam (Emma Stone), ex tossicodipendente e ben poco fiduciosa delle virtù paterne.

A voler distruggere questo già fragile equilibrio c'è anche la critica del Time, Tabitha Dickinson, che sembra ben intenzionata a far fallire lo spettacolo di Riggan già alla prima teatrale, partendo dal pregiudizio che "Thompson è una celebrità, non un attore".
Tra prove teatrali e la prima imminente, l'alter ego Birdman si palesa sempre di più nella realtà di Riggan cercando di prendere il sopravvento.
Quella vocina nella testa gli sussurra di tornare ad essere quello che è sempre stato, Birdman, al suo vero e sincero io, quel prodotto mainstream senza nulla di artistico, ridare al suo pubblico la merda che vuole vedere: esplosioni, palazzi distrutti, uccelli meccanici, aerei che si schiantano al suolo tra fiamme e grida, insomma..Birdman 4!
La sua personalità si scompone sempre più con l'avvicinarsi della prima, il momento in cui dovrà confrontarsi con l'assillante dubbio di non aver mai avuto talento, di essere solo una ex macchina da soldi, sostituita dal nuovo supereroe di turno ("quell'eroe di latta di Ironman!").
Le allucinazioni lo accompagnano per i cunicoli del teatro (o in volo su New York), i suoi passi scanditi dal rullo incessante di una batteria, per esplodere nel delirio finale.
La camera non esce quasi mai dal Saint James Theatre, si muove tra soggettive illuminate da una luce soffusa e sconnessa come la psiche del protagonista.



Birdman è una delle pellicole migliori dell'anno: in bilico tra farsesco e sorprendente, ironico nella sua drammaticità, divertente e soprattutto diverso. 
Michael Keaton è il protagonista perfetto, probabilmente non è un caso che sia stato scelto da Inarritu, considerando che lui stesso negli anni '90 ha interpretato il ruolo di Batman, per poi finire in ruoli e film ben più marginali.
Questo ruolo cucito sui suoi ex panni da supereroe gli ha strappato la sua migliore interpretazione e una candidatura agli Oscars. 
Impagabile Edward Norton, in uno dei suoi ruoli più accattivanti.

Film protagonista degli Oscar 2015, capace di aggiudicarsi ben 4 Oscar: Miglior film, miglior regia, migliore sceneggiatura originale e fotografia.


TRAILER:





domenica 1 febbraio 2015

American Sniper



Il mirino punta un bambino iracheno, la madre gli ha passato quella che sembra una granata, si sta dirigendo verso un plotone di soldati americani. Chris Kyle (Bradley Cooper) deve decidere e deve farlo subito.
Parte un colpo, ma non atterra il bambino. Siamo in Texas, quello é il primo cervo abbattuto da Chris. Pacca sulla spalla del padre: un vero uomo sa come proteggere il gregge dai lupi. La specie umana si divide in tre categorie: le pecore, i lupi e i pastori. Chris è un pastore, suo fratello minore una pecora, destinata a restare senza gloria ed ad oscurarsi alla prima difficoltà.
Vangelo, Famiglia, Patria sono il suo mantra.
Diventa un grezzo cowboy e la sua vita gira a vuoto finché il senso del dovere non lo porta ad arruolarsi tra i SEAL, il corpo speciale : la sua specialità è il tiro di precisione.

C'è un "male" da combattere dall'altra parte del globo, quel male che ha attaccato il cuore della sua nazione nel fatidico 9/11.
E Chris non può sottrarsi al suo dovere.
Si è appena sposato con la donna della sua vita(quasi irriconoscibile Sienna Miller), ma non vede l'ora di partire per difendere il gregge.
Durante le missioni, compie azioni "gloriose", salvando molti dei suoi commilitoni stando appollaiato su un tetto col fucile puntato contro ogni ipotetico pericolo.
Uccide così tanti "nemici"(più di 200), da guadagnarsi il titolo di "leggenda" tra i compatrioti e Al-Shaitan Ramadi, il "diavolo di Ramadi" tra gli iracheni.
In guerra Chris troverà anche il suo doppio: il cecchino Mustafa, ex campione olimpico siriano, prestato alle truppe irachene.
Imprendibile, inavvicinabile,  sfuggevole, invisibile, sarà la sua ossessione. La molla che lo fa tornare in battaglia e lasciare da parte i pianti della moglie, la crescita dei due figli. Mustafa è la personificazione del suo tormento.
I suoi compagni cadono, le convinzioni di Chris vengono minate in sottofondo, ma lui non riesce a comprenderlo, arriva al caos.
Non può uccidere quello che non può vedere, ma solo quando non vede riesce a raggiungere il suo obiettivo e tornare a casa.
Niente può tornare come prima, i bombardamenti lo seguono fino in America, la morte assilla le sue notti, la sua violenza repressa scoppia al primo movimento brusco.
Credeva la sua personalità forte e invece essa gli si sgretola davanti. La sua guerra non è finita, ma non ha più senso andare avanti, può solo tornare indietro e riproporre sul figlio il modello impostogli dal padre.

Il regista, Clint Eastwood, vuole raccontarci, in modo crudo (anche se con qualche sbandierata americana), la vita di quello che è considerato un eroe americano: coraggioso, senza macchia, né paura, difensore della patria a 360 gradi.
Ma quello che dovrebbe essere, si scontra con l'essere.
La guerra è una guerra giusta per quei soldati, o almeno per alcuni. Altri ne sentono tutto il peso. Uccidere o non uccidere un bambino equivale a difendere o non difendere la patria, il "paese più bello del mondo", il "paese della libertà".
Non c'è scelta. Ma la sofferenza della decisione "giusta" è devastante.
Il lato umano del nemico sembra essere oscurato dalla sua ferocia: la madre da una granata al bambino e quando lui è a terra non spende neanche uno sguardo sul suo cadavere, ma gli prende la granata e corre ad uccidere gli invasori.
Chris deve confrontarsi con le macabre conseguenze della guerra, con tutta la sofferenza che comporta. Sofferenza che manda in pezzi la sua integrità, sgretola i suoi punti fermi.
Il dramma, sempre più profondo, cresce durante tutto il film e raggiunge il tono della tragedia nel finale.

Trailer:






sabato 31 gennaio 2015

Gone girl - L'amore bugiardo

"Quando penso a mia moglie, penso sempre alla sua testa. Immagino di aprirle quel cranio perfetto e srotolarle il cervello in cerca di risposte alle domande principali di ogni matrimonio. 
A cosa pensi? Come ti senti? Cosa ci siamo fatti?"



Recensire l'ultima fatica di David Fincher è davvero difficile, sopratutto considerando i capovolgimenti che si susseguono nel corso del film.
Già la frase di apertura ci spiazza.
C'è qualcosa che stride con la bellezza delle immagini che stiamo guardando. 
Un marito amorevole che accarezza la testa della bellissima moglie appena sveglia. Una voce calda che sembra abbracciarci irrompendo nella stanza. E invece distrugge la perfezione del momento con qualcosa che ci turba dall'interno.
C'è odio più che amore.
E Fincher ci dice subito che qualcosa non va.
Nick Dunne (Ben Afflek) è al bar della gemella, è il quinto anniversario di matrimonio con Amy(Rosamund Pike). 
Lei avrà di nuovo inventato qualcosa per farlo uscire di testa, un'altra caccia al tesoro che lui non riuscirà a finire provocando l'ira della moglie.

Ma quando torna a casa, lei non c'è.

Denuncia la scomparsa alla polizia.
Gli agenti vogliono vederci chiaro, chi è lui, chi è lei? come passa le giornate sue moglie? Cosa ha fatto a sua moglie?
Cosa significa una busta con scritto "Clue one" nel cassetto delle mutande?
(vi dice niente Seven?)
Gli indizi che Amy lascia per il rito dell'anniversario ci fanno scendere nella vita della coppia. 
Ci portano nello studio di Nick, ora è un professore, alle mutandine di una studentessa, alla vecchia casa di suo padre, dove trovano un diario bruciato.
È il diario di Amy. Il filo narrativo si sdoppia.
La sua voce ci narra come si sono conosciuti a New York ad una festa, entrambi giornalisti, come sia rimasta impressionata da quell'uomo diverso dagli altri che prima di baciarla le ha scostato con dolcezza dal labbro la farina che volava fuori da una pasticceria.
Amy, la strafiga, l'inarrivabile, ma sempre dietro alla Mitica Amy, personaggio della serie di libri che ha fatto la fortuna dei suoi genitori.
Le carriere di Nick e Amy falliscono, la madre di Nick si ammala, per starle vicino si trasferiscono nella piccola cittadina che ha dato i natali a Nick.


Iniziano ad emergere le crepe della perfetta storia dei perfetti Nick e Amy.
Le loro fragilità e incomprensioni, di pari passo con le indagini della polizia che stringono sempre più il cappio intorno al collo di Nick.
Il tutto aumentato dalla crescente psicosi dei media.

Fincher ci fa precipitare in un turbine di eventi, in un crescendo di suspense. Ci gira e rigira a suo piacimento. Ormai siamo convinti di sapere quello che è accaduto e il momento dopo il quadro è cambiato, la situazione si capovolge. Siamo smarriti di nuovo.
I paradigmi dei protagonisti scoppiano poco a poco sullo schermo e ne svelano la duplicità: Amy, la moglie innamorata, la stronza coi soldi, ingabbiata nel modello perfetto di se stessa, costretta a riproporsi sempre uguale, sempre perfetta per accontentare tutti quelli che l'hanno sempre vista e voluta così; Nick, il brav'uomo, il fedifrago, il fallito senza un soldo, sempre sottomesso dalle donne della sua vita (Amy, la sorella) che lo giudicano e lo guardano dall'alto in basso, inetto, incapace di prendere il controllo della situazione. 

Finché....

Finché la matassa non si sbroglia e riaccartoccia su se stessa.

E il regista è abilissimo nel farlo.
Un thriller hitchcockiano (impossibile non pensare a Vertigo) ben confezionato, con toni che scivolano nel grottesco.
E ci lasciano senza fiato.
Un continuum con gli altri film del registra che, come con Millennium e Fight Club prende un romanzo (lì erano Uomini che odiano le donne di Stieg Larsson e Fight Club di Chuck Palahniuk; qui L'amore bugiardo di Gillian Flynn) e lo piega alle sue venature stilistiche. 
Il ruolo di Nick calza alla perfezione a Ben Afflek, apprezzabile nella sua inespressività.
Rosamund Pike regge benissimo la mutevole Amy, tanto da guadagnarsi la prima candidatura all'Oscar.
Nel cast, nel ruolo dell'inquietante ex di Amy, anche Neil Patrick Harris, il Barney Stinson di How I met your mother, nonché futuro presentatore della notte degli Oscar 2015.

Trailer:






giovedì 15 gennaio 2015

Nomination Oscar 2015, chi vincerà?


Ecco a voi la lista dei film e degli attori nominati per i prossimi premi Oscar. Purtroppo, quest'anno, manca il nostro Leo! 
Grandi aspettative per i plurinominati Birdman e Grand Budapest hotel! 
Miglior film
  • American sniper
  • Birdman
  • Boyhood
  • Grand Budapest hotel
  • Imitation game
  • Selma
  • Theory of everything
  • Whiplash
Migliore attore protagonista
  • Steve Carell in Foxcatcher
  • Bradley Cooper in American sniper
  • Benedict Cumberbatch in The imitation game
  • Michael Keaton in Birdman or (The unexpected virtue of ignorance)
  • Eddie Redmayne in The theory of everything
Migliore attore non protagonista
  • Robert Duvall in The judge
  • Ethan Hawke in Boyhood
  • Edward Norton in Birdman or (The unexpected virtue of ignorance)
  • Mark Ruffalo in Foxcatcher
  • J.K. Simmons in Whiplash
Migliore attrice protagonista
  • Marion Cotillard in Two days, one night
  • Felicity Jones in The theory of everything
  • Julianne Moore in Still alice
  • Rosamund Pike in Gone girl
  • Reese Witherspoon in Wild
Migliore attrice non protagonista
  • Patricia Arquette in Boyhood
  • Laura Dern in Wild
  • Keira Knightley in The imitation game
  • Emma Stone in Birdman or (The unexpected virtue of ignorance)
  • Meryl Streep in Into the woods
Migliori film in lingua straniera
  • Ida Polonia
  • Leviathan Russia
  • Tangerines Estonia
  • Timbuktu Mauritania
  • Wild Tales Argentina
Migliore adattamento cinematografico
  • Jason Hall per American sniper
  • Graham Moore per The imitation game
  • Paul Thomas Anderson per Inherent vice
  • Anthony McCarten per The theory of everything
  • Damien Chazelle per Whiplash
Migliore sceneggiatura originale
  • Alejandro G. Iñárritu, Nicolás Giacobone, Alexander Dinelaris, Jr. e Armando Bo per Birdman or (The unexpected virtue of ignorance)
  • Richard Linklater perBoyhood
  • E. Max Frye e Dan Futterman perFoxcatcher
  • Wes Anderson e Hugo Guinness perThe Grand Budapest hotel
  • Dan Gilroy per Nightcrawler