mercoledì 9 luglio 2014

Game of Thrones ovvero l'inizio di una dipendenza...senza fine (no spoiler)

“Non incominciarlo…”
“Ma sei sicuro..? Guarda che poi non esci di casa fino alla fine eh!”
“Okay, ma ricordati… Non ti affezionare ai personaggi!”



Spoilerone lo so, ma tanto è quello che TUTTI ti dicono quando inizi a vedere questa serie.

Di cosa stiamo parlando? Ma de “Il Trono di Spade” ovviamente!
La serie nasce come adattamento televisivo del ciclo di romanzi “Cronache del ghiaccio e del fuoco” di George R.R. Martin.
Si racconta che quest’ultimo abbia rifiutato negli anni numerosi contratti cinematografici, dal momento che la durata di un film avrebbe richiesto troppi tagli alla storia, rendendo impossibile integrare la trama così come l’autore l’aveva intesa. Alla fine però si presentò l’HBO con un progetto per una serie TV, e ciò che è venuto dopo è sotto gli occhi di tutti.
Io personalmente ho resistito finché ho potuto, ma poi, cedendo all’insistenza di più di un amico, ho iniziato a vederlo, ed ora che è finita la quarta stagione, mi sento un vuoto dentro… Che solo la quinta stagione può colmare.
Fortunatamente il sottoscritto non è l’unico ad esser rimasto sotto a questa serie tv, stiamo infatti assistendo ad un vero e proprio fenomeno di massa, che - soprattutto in America - non risparmia nemmeno i neonati, che si ritrovano ad esser chiamati come i personaggi del “trono”.
Nel 2012, infatti, secondo dati ufficiali della Social Security USA, c’è stato un boom di bambine chiamate “Daenerys”, per non parlare del nome “Khaleesis”, e considerando il fatto che gli ascolti non accennano a diminuire, direi che fra 40/50 anni potremmo anche avere una Khaleesi come presidente degli Stati Uniti.
Fichissimo!

Non è possibile scrivere grandi cose sulla trama senza spoilerare qualcosa, quindi ci limiteremo a dare una rapida occhiata sull’universo del “trono”. 

La serie descrive le avventure dei personaggi che vivono fra da due continenti. Il centro più grande e civilizzato del continente occidentale che ha per capitale Approdo del Re, dove si trova il famoso Trono di Spade, e il continente più a est, Essos, composto da città-stato dominate da mercanti. La lotta per la conquista del trono porta le più grandi famiglie del continente occidentale a scontrarsi o allearsi tra loro in un contorto gioco di potere. Il titolo originale della serie infatti è “The Game of Thrones” - Il gioco dei troni, che descrive egregiamente le dinamiche che si propongono tra le varie casate.

Famosa la frase di Cersei Lannister:
“Al gioco del trono… o si vince, o si muore…”

Oltre agli intrighi creati dagli uomini però, emergono anche forze oscure e magiche, che rendono più entusiasmante la serie senza però esagerare; ogni componente, ogni storia che si intreccia, è sapientemente dosata, e il telespettatore si ritrova inevitabilmente catapultato all’interno di questo universo fantasy che colpisce non solo gli appassionati del genere, ma anche i profani. Io stesso ho atteso così tanto a vedere questa serie proprio perché il fantasy “non è il mio genere”, anche se sono rimasto chiaramente colpito da capolavori come “Il Signore degli Anelli”, “Ladyhawke”, “Tron” o “Oz”.

Mi sono spiegato questo arcano giustificandolo con l’ottima scelta del casting dei personaggi.
Non c’è niente da dire, funzionano.
L’odioso Joffrey, la guerrigliera Arya, il coraggioso Jon Snow, l’onorevole Ned Stark, l’astuto Tyrion, per poi arrivare ad uno dei veri protagonisti della serie, la cinica Cersei…
Proseguendo con le puntate, diverrà chiaro che in realtà non esistono davvero dei cattivi, e non esistono nemmeno dei buoni in senso generale.
Ogni soggetto si trova davanti a scelte difficili, e può capitare che anche un buono si comporti da cattivo, facendo una cosa moralmente sbagliata.

Questo spessore del personaggio, non si può trovare facilmente in un film, ma nelle serie TV ha più senso, ogni episodio dura la bellezza di 50 minuti, cosicché la storia di ognuno può trovare spazio nella sua interezza, viene espansa, messa sotto torchio, così da far capire a chi guarda la serie, quali sono le ultime motivazioni che quasi “giustificano” un’azione.
E’ così che anche il cattivo di turno, ci sembra quasi un buono… “Dai ma che ha fatto…? Però cioè, ci credo che ha fatto così, gli è successo questo, questo e quest’altro…”.



Inoltre, questa serie prevede che vi sia quello che in gergo viene definito “cast corale”, non vi è dunque un singolo protagonista, ma esistono diversi personaggi principali che interagiscono sì fra loro, ma allo stesso livello.
L’autore dei romanzi stesso, si è detto soddisfatto del risultato, affermando che la serie è molto fedele all'opera letteraria e che gli attori sono stati all'altezza delle aspettative.
Una piccola curiosità è che il network ha in programma l’adattamento di tutta la saga di George R.R. Martin, che però al momento risulta incompleta, questo vuol dire che in realtà nessuno alla HBO, e nemmeno lo scrittore stesso, sa come finirà il tutto, rendendo di fatto i fan ancora più curiosi circo l’esito della serie.  


Scritto da Matteo "Maverick" Esposito