martedì 1 luglio 2014

Grand Budapest Hotel - la summa dello stile di Wes Anderson

"Vedete, ci sono ancora deboli barlumi di civiltà lasciati in questo mattatoio barbaro che una volta era conosciuto come umanità. Infatti è quello che abbiamo a disposizione nel nostro modesto, umile, insignificante ... oh, fanculo!"

Anni '60. Uno scrittore (Jude Law) cerca riposo e ispirazione nell'ormai decadente Grand Budapest Hotel. A svegliarlo dal suo torpore poetico sarà  il Sig. Moustafa (F. Murray Abraham), proprietario dell'hotel, che si lascia andare al malinconico racconto dell'ascesa e caduta di quel suo gioiello sulle montagne.

Ora siamo negli anni '30, a cavallo tra le due guerre. In un paesino sperduto dell'est europa il Grand Budapest Hotel è al massimo del suo splendore e Gustave H ne è il concierge. Eccentrico, edonista, elegante (mai senza il suo profumo L'air de Planache) rigoroso e con un'etica del lavoro ai limiti della follia (va a letto con tutte le sue clienti, per lo più ottantenni), insegna all'adolescente Zero Moustafa
(Antony Quinonez) a diventare il perfetto fattorino di quella grande macchina che è il Grand Budapest.

Ma la morte di un'anziana cliente e la lotta per l'eredità li trascina in un'avventura fatta di prigioni, montagne innevate, monasteri, uccisioni efferate, inseguimenti, il tutto nel bel mezzo di una guerra.



Grand Budapest Hotel, dichiaratamente ispirato alle opere di Stefan Zweig, è la quintessenza del cinema wesandersoniano: una complicata, arzigogolata architettura di tic, movimenti scattosi, simmetrie, accese tinte unite, geometrie vintage, buffi costumi e movimenti di macchina ortogonali.
L'architettura del film ricalca quella del Grand Budapest che è la perfetta cornice rosata per mettere in scena l'inquietudine e le meschinità umane, la tensione tra la stasi formale e la pulsione di morte emanata dai feticci che puntellano la composizione.

Tutta la narrazione si muove confusa come in un sogno dove i buffi personaggi fuggono e si inseguono sui binari di un ironia dissacrante in un mondo magico dove il dramma  è sempre dietro l'angolo.
Il ricordo di un tempo morto prima ancora che lo vivessimo, l'inseguimento di quello che ci riporterà indietro, la fuga per tornare in quel grande artificio multicolor che ci siamo costruiti: questo è il Grand Budapest Hotel.
Wes Anderson chiama a raccolta tutti i fedelissimi interpreti dei film precedenti: Bill Murray, Owen Wilson, Edward Norton, Adrien Brody, Willem Dafoe, Tilda Swinton (quasi irriconoscibile), Jason Schwartzman, ai quali si aggiungono una lista esagerata di grandi nomi, dal protagonista  Ralph Fiennes che mostra uno spassoso talento comico, al carcerato Harvey Keitel, al notaio Jeff Goldblum.
Il movimento frenetico dei personaggi e dello spazio che li circonda creano un irresistibile effetto comico, mai scontato.

Trailer:



In Pillole:

Regia: Wes Anderson
Anno: 2014
Sceneggiatura: Wes Anderson
Fotografia: Robert D. Yeoman
Musiche: Alexander Desplat
Paese: USA
Durata: 99 min.