mercoledì 8 gennaio 2014

Vita di Pi



Dopo la breve pausa natalizia inauguriamo il 2014 con questo spettacolare film.

Uno scrittore canadese (Rafe Spall nelle vesti di Yann Martel), in cerca d'ispirazione, si presenta a casa di Pi (Irrfan Khan) per farsi raccontare la sua storia, la "storia che lo porterà più vicino a Dio".
Piscine Molitor Patel, detto Pi (Ayush Tandon), è il figlio minore del proprietario dello zoo di Pondicherry, la parte francese dell'India.

Incuriosito dalla figura di Dio, con padre ateo e madre induista, decide di seguire tutte le religioni che vede praticare nel suo Paese: induismo, cattolicesimo e islamismo.
Passa le sue giornate tra preghiere, letture e visite allo zoo, dove l'animale che più cattura la sua attenzione è la maestosa tigre del Bengala Richard Parker.
Un giorno il padre, quando Pi è ormai adolescente (Suraj Sharma), a causa delle difficoltà economiche, annuncia la necessità di trasferirsi in Canada a cercare lavoro e così tutta la famiglia si imbarca su una nave giapponese per attraversare il Pacifico.
Durante una tempesta, Pi, svegliato da un rumore si reca sul ponte e assiste all'inaspettato naufragio dell'imbarcazione e alla morte dei suoi passeggeri.
Si ritroverà ad affrontare l'Oceano su una scialuppa insieme ad una zebra ferita, una iena, l'orango Orangejuice e Richard Parker.


Come scrive Yann Martel, nella prefazione del libro, a cui si ispira il film: "Sta a ciascun lettore decidere di cosa parla la Vita di Pi".
Già il nome del protagonista è indice del simbolismo e della simmetria presenti nel film: Piscine Molitor Patel è il nome di una piscina parigina dove l'acqua è così limpida che purifica l'anima, tuttavia per i bambini della sua scuola, quel nome non è altro che un divertente appellativo dileggiatorio finché Pi non fa credere a tutti che il suo soprannome derivi dal trascendentale PI greco.
Pi è un ragazzo curioso, si fa continue domande, non è mai sazio, questa sua spinta a sapere, conoscere lo porta fuori dalla sua cuccetta e lo salva.
Di fronte a noi si aprono immagini che ci spingono a contemplare l'infinito con occhi sgranati: una natura senza pietà, un oceano che scatena tutta al sua forza insieme al cielo, una balena che si libra in aria e piomba acrobaticamente in acqua travolgendo ogni cosa, meduse luminescenti che accendono la notte, pesci volanti, un isola che nottetempo diventa carnivora. Il tutto prefigurato da elementi chiave sparsi nella prima parte del film.
Pi, solo, circondato da una distesa d'acqua infinita, popolata da affascinanti e temibili creature, per poter sopravvivere, deve mettere in discussione sé stesso e le sue convinzioni.
Pi è l'uomo di fronte ai suoi più atavici quesiti e alla sua sfida più grande: la fede.
La fede in Dio, la fede in se stessi, la fede in quel qualcosa a cui aggrapparsi per andare avanti.
Ang Lee, attraverso immagini di una bellezza che toglie il fiato, ci trasporta, su di una scialuppa, attraverso un viaggio spirituale in cui l'uomo-Pi indaga il suo rapporto con Dio, con la natura, con gli animali e con se stesso.
La vita di Pi, come la vita di ognuno di noi, può essere un dramma o una storia fantastica, dipende da come vogliamo/scegliamo di vederla.
Lasciamo la realtà così com'è o abbiamo bisogno di plasmarla per essere in grado di conviverci ed essere felici?

Pi racconta per tutta la durata del film la sua versione del dramma vissuto e poi, in una manciata di minuti, una storia più realistica ma molto cruda e meno incantata.
Richard Parker è la feroce e magnifica tigre con cui Pi deve combattere e allo stesso tempo curare per rimanere vivo, che non volge nemmeno la testa in congedo quando si allontana da lui, o è l'alter ego che il protagonista si è creato per superare il viaggio e continuare a vivere da adulto?
La scelta è rimessa a noi.
Più che meritati i quattro Oscar: miglior regia, miglior fotografia, miglior colonna sonora, miglior effetti speciali.


Trailer:



Frasi del film:

- In una parola il mio nome andò da un'elegante piscina francese a quello di una puzzolente latrina indiana dove facevo pipì ogni giorno.

- Grazie Vishnu, per avermi fatto conoscere Cristo.

- Quando guardi nei suoi occhi la sola cosa che puoi riuscire a vedere è lo specchio delle tue emozioni.

- La vita è fatta di separazioni ma la cosa più dolorosa è non avere l'attimo giusto per dirsi addio.

- Sa,mio padre aveva ragione Richard Parker non mi aveva mai visto come un amico,dopo tutto quello che avevamo passato, non si voltò nemmeno,ma io credo che nei suoi occhi ci fosse molto più che il semplice riflesso delle mie emozioni. Lo so,l’ho percepito,anche se non posso provarlo.

- Non ho potuto ringraziare mio padre per tutte le cose che ho imparato,ne dirgli che senza le sue lezioni non sarei mai sopravvissuto. Si, Richard Parker è una tigre, ma avrei tanto voluto dirgli “E’ finita,siamo sopravvissuti,grazie per avermi salvato la vita. Ti voglio bene  Richard Parker sarai sempre dentro il mio cuore.

- Posso farle una domanda?Le ho raccontato due storie su quanto è accaduto in quell’oceano. Nessuna delle due spiega il motivo per cui affondò la nave ,e nessuno può dimostrare quale storia sia vera oppure no. In entrambe le storie la nave è affondata,la mia famiglia è morta e io ho sofferto. Allora quale storia preferisce? -Quella con la tigre. E’ una storia migliore.-La ringrazio,è così anche per Dio