giovedì 24 aprile 2014

LOLITA – di Adrian Lyne ovvero: apologia della pedofilia o semplice remake?

"La guardai, la guardai, ed ebbi la consapevolezza, chiara come quella di dover morire, di amarla più di qualsiasi cosa avessi mai visto o potuto immaginare. 
Di lei restava soltanto l'eco di foglie morte, della ninfetta che avevo conosciuto, ma io l'amavo, questa Lolita pallida e contaminata, gravida del figlio di un altro. Poteva anche sbiadire e avvizzire, non mi importava. Anche così sarei impazzito di tenerezza, alla sola vista del suo caro viso!"


Di Giuseppe Fasano.
E’ la storia del professor Humbert che, in cerca di una villeggiatura per il periodo estivo, trova dimora presso una signora, interpretata da Melanie Griffith. 

Il professore si invaghisce però della figlia quattordicenne della proprietaria e, per stare accanto alla giovane Lolita, arriva addirittura a sposarne la madre. Dopo la morte di quest’ultima, in circostanze tragiche e grottesche, il professor Humbert porta Lolita via con sé in un viaggio per gli Stati Uniti. Finché questa erranza vagabonda e perversa viene interrotta da un’altrettanto perversa presenza (il commediografo Claire Quilty – interpretato da Frank Langella) quasi “fantomatica”, perché tale presenza si manifesta solo nella parte finale del film, dove si comprende che il commediografo Quilty aveva già incontrato la giovane Lolita durante il viaggio con il suo “papà”, corrompendola con la promessa di una improbabile carriera da artista con il recondito intento però di farla diventare la sua amante.


Dai. Inutile girarci intorno. E’ un film, questo di Lyne, girato nel 1997, che trasforma in pedofilia quello che Nabokov cercava di rendere sul piano letterario: il potere intellettuale che soccombe di fronte all’amore folle e insano; ovvero della distruzione di un uomo. 
Mentre Nabokov si limitava a questo, e la prima trasposizione cinematografica di Kubrick (nel 1962) ne rendeva perfettamente il senso nella narrazione scenica, questo film altro non fa se non indurre lo spettatore a dilaniarsi in due, tra una misoginia parossistica, finendo con l’odiare questa provocatrice bambinetta troppo furba e capricciosa, e un più giustificabile giudizio di vera e propria “corruzione di minorenni”.

Nemmeno il grande Jeremy Irons, nei panni del Professor Humbert, riesce a dare spessore al personaggio, finendo con l’interpretare un patetico omaccione perverso in preda alla sua ossessione, con toni decadenti e niente affatto magistrali sul versante recitativo (ha recitato meglio altrove).
Kubrick almeno riuscì a farci capire come possa un uomo autodistruggersi e di quale tenore sia il potere corruttore della società stessa che crea queste “piccole squinternate”. Qui invece il regista ci parla banalmente dei capricci, delle pretese adultistiche e dell’autodistruzione di una ninfetta.

La scelta della recensione però è appropriata perché, col senno di poi (il film è del 1997), può definirsi una sorta di tracciato descrittivo del mondo sotterraneo delle baby-squillo attuali.
Mentre Kubrick riusciva però a capire la distinzione tra Humbert e Quilty (il primo vittima e il secondo invece carnefice e, in un certo senso, rappresentativo di una società che vuole queste ragazzine già schiavizzabili nel momento in cui le si lascia in balìa di poter decidere di imitare gli adulti - c’è una correlazione con quanto viene “concesso” alle ragazzine di oggi che, con cellulare alla mano e collegamento internet danno vita al loro “giro di affari prostituzionale”, senza che i genitori “sappiano niente”(?) - questo film di Adrian Lyne non riesce a capire che Quilty è il vero corruttore, anzi il portavoce di una società degli spettacoli (Quilty è un impresario, un commediografo), il cui potere di corruzione supera quello della ragazzina che corrompe la mente malata di un uomo (che sia Humbert o Quilty non importa).
In questo film sembra, invece, che l’unico potere corruttore sia detenuto dalla quattordicenne Lolita, interpretata dalla giovane attrice Dominique Swain, ritratta sempre in atteggiamenti capricciosi e odiosi, ipertruccata e in atteggiamenti eccessivamente lascivi (il precedente film di Kubrick non era niente di tutto questo). 
Ecco perché il film andrebbe tacciato o di pedofilia o di misoginia (perché ti induce ad odiare la ragazzina.)

Comunque è un film da vedere. Sia per capire le profonde differenze col romanzo di Nabokov e la prima versione cinematografica di Kubrick sia, soprattutto, ed è cosa di non poco conto, per comprendere le somiglianze con la cronaca attuale, dove non si riesce a capire chi sia il colpevole: le minorenni baby-squillo stra-viziate o una società (e quindi anche i “maiali cinquantenni padri di famiglia” che con loro ci vanno sapendo che sono minorenni) che le corrompe con modelli di riferimento sbagliati?

CURIOSITA’: la parte di Lolita, durante il casting, fu proposta ad una allora troppo giovane (ma intelligente) Nathalie Portman (vedi “Leon”, 1994, e il recente “Thor”, 2012) la quale, dopo aver capito di cosa si trattava, dichiarò schiettamente alla stampa “Non mi interessa interpretare la Lolita di Lyne; alla fine dei conti è una storia di pedofilia e basta, e non voglio prenderci parte”.  




Trailer: