giovedì 6 febbraio 2014

Hugo Cabret






Mio padre mi portava al cinema di continuo. Mi ha raccontato del primo film che ha visto. È entrato in una sala buia e su uno schermo bianco ha visto un razzo volare nell'occhio dell'uomo nella Luna. Gli si è conficcato dentro. Ha detto che è stato come vedere i suoi sogni in pieno giorno.


Anni '30, Parigi. Rimasto orfano, il piccolo Hugo Cabret (Asa Butterfield) è costretto a vivere, in segreto, nella stazione di Paris Montparnasse, dove si occupa di far funzionare i grandi orologi.
Nascosto dietro ai grandi quadranti di vetro, osserva il via vai della stazione, quel grande teatro di vita quotidiana: negozianti goffi, signore con cagnolini nei café, pittori impacciati e il terribile ispettore Gustav (Sacha Baron Cohen) che con il suo dobermann raccatta e cerca di mandare in orfanotrofio tutti i bambini che trova a girare per la stazione da soli.
Ossessionato dal tempo, dai meccanismi e dal tentativo di riparare un automa trovato dal padre (Jude Law) - di cui ricorda i tratti - nella convinzione che nasconda un messaggio da parte di questi, Hugo ruba strumenti e ingranaggi dal giocattolaio della stazione, un uomo burbero e melanconico di nome George.
Ma gli manca il pezzo fondamentale: una chiave a forma di cuore.
 Il vecchio, colto il bambino in flagrante, si impossessa del taccuino del padre di Hugo, contenente gli schizzi dell'automa, e ne resta visibilmente scosso: quel taccuino ha riaperto in lui dolorose ferite. 
Hugo fa di tutto per riavere l'unico ricordo del padre che gli è rimasto e in suo aiuto arriva l'eccentrica Isabelle (Cloë Grace Moretz), nipote adottiva di George, desiderosa di vivere una delle avventure di cui ha tanto letto nei libri.
Insieme intraprenderanno un fantastico viaggio alla scoperta del segreto racchiuso nell'automa che riporterà a galla un mistero legato alla vita del giocattolaio.


Martin Scorsese - che fa un cammeo nel film - mette in scena una vera e propria ode alla Settima Arte, trasportandoci sul dorso delle lancette della Paris Montparnasse nel cuore della storia del cinema.
Il regista cerca di riparare la nostra memoria cinematografica e lo fa attraverso il suo alter ego dickensiano Hugo, la cui passione è appunto aggiustare ingranaggi inceppati.
Riparare oggetti, e in particolare l'automa del padre, è per Hugo un modo di elaborare il dolore, esorcizzare la morte e trovare se stesso attraverso una visione simil meccanicistica dell'esistenza: se il mondo è una macchina, per funzionare ha bisogno di ognuno di noi e, a sua volta, ogni persona è fatta di ingranaggi e ha solo bisogno che siano al posto giusto per funzionare. Ma serve qualcosa in più per vivere, fuor di metafora, per riattivare il processo artistico: non a caso la chiave per riattivare il meccanismo dell'automa è a forma di cuore:
Cercando il padre, Hugo trova il cinema: l'automa riparato disegna la locandina del film Voyage dans la lune di George Méliès, il giocattolaio di Paris Montparnasse.

Méliès è il padre del genere fantastico, del montaggio usato per creare effetti speciali, del cinema come illusione e sogno.
Apprezzatissimo in Francia e all'estero, il "mago del cinema" - Méliès era anche illusionista - fu costretto a chiudere la sua compagnia, la Star Film, perché, non percependo i diritti d'autore sui suoi film a causa delle politiche commerciali dell'epoca, non riusciva più a sostenere le spese e a fronteggiare la concorrenza.
Scorsese ci da, invece, una visione più romanzata del declino di questo grande maestro, forse volendo inscenare una metafora della condizione del cinema contemporaneo, stanco e povero di idee, spogliato della poetica aura di magia di un tempo.

Il film ci mostra un Méliès che si raggomitola in un malinconico oblio perché, con l'arrivo della Grande Guerra, nessuno vuole vedere più i suoi film: le atrocità del conflitto hanno tolto al pubblico la capacità di sognare e la voglia di farsi illudere da un gioco ai confini di una realtà che così brutalmente si era abbattuta sul mondo.
Scorsese arriva alle radici dell'invenzione dei sogni cogliendo lo spirito fantastico che aleggia sulla storia del cinema classico, facendocene assaporare l'essenza, lo stupore e la meraviglia. 
Evoca ed esalta il passato, ma lo fa usando il modernissimo 3D, quasi a voler fondere i due livelli temporali in unica grande magia, con quella potenza evocativa capace di travalicare il tempo e lo spazio.
Ogni dettaglio del film incanta: la regia magistrale, le scenografie e la fotografia da Oscar, il talento degli attori. 
La favola di Hugo, tratta dal libro di Brian Selznik La straordinaria invenzione di Hugo Cabret, non è che un mezzo per mostrare lo sconfinato amore di Scorsese per quella fabbrica dei sogni che è il cinema.
All'apparenza un film per bambini, in realtà un gioco per cinefili, intessuto di citazioni, ricostruzioni, omaggi e fotogrammi d'epoca: L'arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat dei fratelli Lumière; Preferisco l'ascensore di Henry Lloyd; il Monello di Charlie Chaplin, oltre alle opere dello stesso Méliès.


Trailer: 



Curiosità:

Quattro anni prima dell'uscita del film, Scorsese dopo aver letto e apprezzato il libro di Selznick, ha deciso di farlo leggere alla figlia, che gli ha confermato la magia della narrazione ed ha dichiarato: "Quando leggo un libro a mia figlia, vivo il racconto in modo nuovo. Riscopro l’opera attraverso gli occhi di un bambino".

Scorsese ha vinto il Golden Globe come miglior regista

Hugo Cabret è il primo film in 3D del regista.


Il film ha ottenuto 11 candidature agli Oscar 2011, vincendo cinque statuette:
- Miglior sceneggiatura
- Miglior fotografia
- Miglior sonoro
- Miglior montaggio
- Migliori effetti speciali




Citazioni e omaggi:
- Hugo e Isabelle assistono alla proiezione di Preferisco l'ascensore, con Harold Lloyd del 1923;
- L'arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat dei fratelli Lumière del 1895, attorno a cui ruota la leggenda degli spettatori che si alzarono impauriti alla vista del treno;
- Il monello e Vita da cani di Charlie Chaplin;
- Assalto al treno di Edwin S. Porter;
- Come vinsi la guerra e The cameramen di Buster Keaton;
- Why Man Work di Edward Sedgwick;
- Il ladro di Bagdad di Raoul Wash;
- Voyage dans la lune, Illusions fantasmagoriques, Le mélomane, Les quatre cents farces du diable di George Mélies.

Una scena del film è la trasposizione del famoso incidente ferroviario della stazione di Paris Montparnasse del 22 ottobre 1895, quando il treno espresso 56 da Granville, lanciato a tutta velocità per recuperare un ritardo di 9 minuti, non riuscendo a frenare, attraversò la stazione, sfondò il muro di facciata e cadde sulla fermata dei tram che era 10 metri più in basso.


Foto dell'epoca