sabato 23 novembre 2013

100 post- Un incontro con..


Vogliamo celebrare il nostro centesimo post con il racconto di un incontro particolare.
Il 12 e 13 novembre, al Teatro Lauro Rossi di Macerata, è andato in scena Lo zio Vanja di Anton Cechov, regia di Marco Bellocchio, con Michele Placido, Sergio Rubini, Anna Della Rosa.
Lo zio Vanja è tra i capolavori indiscussi di Cechov: il dramma si svolge nella tenuta in campagna di
Vanja (Sergio Rubini) e sua nipote Sonja (Anna Della Rosa). La loro vita rurale viene scossa dall'arrivo del vecchio professor Serebrjakov (Michele Placido), cognato di Vanja e padre di Sonja, e della bella e giovane seconda moglie Helene (Lidiya Liberman), di cui tutti si innamorano perdutamente.

La convivenza farà piombare tutti in uno stato di pigra indolenza che li porta all'esasperazione, fino a far uscire vecchi e segreti rancori.

Marco Bellocchio (definito dallo stesso Placido: registra teatrale e anticonformista) e la magnifica interpretazione degli attori sono riusciti a rendere quell'atmosfera sospesa, vagamente inquietante, quel sentimento abulico e in attesa di catastrofe dei personaggi che caratterizza l'opera.

Il legno chiaro che domina la scenografia sembra essere la trasposizione immaginifica dei sentimenti che aleggiano intorno ai protagonisti: indifferenti fuori, ma tumultuosi dentro.

Il 13, presso la Civica Enoteca Maceratese, il cast ha incontrato il pubblico. Noi eravamo lì.
Gli attori hanno raccontato come hanno vissuto l'interpretazione dei loro personaggi.
Una tra le cose più interessanti della conferenza, è stato apprendere che l'attrice che interpretava la balia (Maria Lovetti), è stata scelta dal regista perché attrice non professionista, proprio per dare al personaggio la naturalezza che cercava.
L'Enoteca, alla fine, ha offerto a tutti un calice di vino, dandoci la possibilità di parlare a tu per tu con gli attori.

Abbiamo iniziato da Michele Placido chiedendogli perché avessero scelto proprio Lo Zio Vanja: "Primo perché è un'opera che piace a tutti, agli attori e al pubblico. Poi perché è un dramma molto attuale. Basti pensare alle parole di Astrof (il medico, interpretato da Pier Giorgio Bellocchio) quando si lamenta della tendenza umana a distruggere tutto quanto, in particolare il loro habitat. Un discorso che era valido cent'anni fa, figuriamoci adesso!".


Ci siamo poi rivolti a Sergio Rubini, la cui commovente interpretazione ci ha colpito in particolare, e gli abbiamo chiesto come è stato entrare nelle pieghe di un testo come quello cechoviano e in un personaggio così complesso. "Non è che mi piaccia molto entrare in un personaggio così doloroso.
Certo il teatro è un'esperienza corale, forse nel cinema il personaggio è più tuo, te lo senti più addosso. E poi, prima di salire sul palco, non mi va mai!"
Emozionatissimi gli abbiamo detto di averlo rivisto ultimamente ne
L'intervista di Fellini, nel quale interpretava se stesso, allora ventenne: "Quella è stata una grande esperienza" e ci ha lasciati con una stretta di mano.
Purtroppo non siamo riusciti a complimentarci con Anna della Rosa- la ricorderete nel ruolo della "ragazza esangue" ne La Grande Bellezza di Sorrentino- davvero bravissima nel ruolo di Sonja.