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I'm not there - Io non sono qui

"Mi sveglio e sono una persona, quando vado a dormire so per certo che sono un altro."
Questa la frase di Bob Dylan a cui il regista Todd Heynes dice di essersi ispirato per la realizzazione del film.
Una caleidoscopica ed enigmatica biografia del grande cantautore americano che non viene mai nominato, ma compare solo alla fine del film con un assolo di fisarmonica da brividi. Un biopic esistenziale ed artistico che non tenta di ricostruire linearmente la vita di questo grande artista, ma scinde  l'essenza della sua personalità in sei personaggi rappresentanti le diverse fasi della sua vita: il poeta, il profeta, il vagabondo, il fuorilegge, l'imbroglione, la rockstar.
Woody Guthrie, Marcus Carl Franklin, è un ragazzino di colore di undici anni perennemente in fuga, ispirato alle avventurose autobiografie inventate da Dylan per creare un alone di mistero attorno a sé.
Jack Rollins icona del folk e John il pastore (riferito alla fervente conversione di Dylan al cristianesimo) entrambi interpretati da Cristian Bale.
Billy The Kid, Richard Gere, riferimento alla partecipazione di Dylan, auto definitosi un "emarginato fuorilegge", al film "Pat Garreth and Billy The Kid" di Sam Peckinpah.
Robbie Clark, Heath Ledger, un attore che interpreta Jack Rollins in un film biografico. Rappresenta il Dylan di Blood on the Tracks quando stava divorziando dalla moglie Sara Lownds.
Artur Rimbaud, Ben Whishaw, personificazione dell'influenza del poeta maledetto francese sui testi delle sue canzoni.
E, infine, Jude Quinn, l'androgina Cate Blanchett che interpreta la svolta rock del cantautore.
Sei personaggi, sei attori in stato di grazia tra i quali spicca Cate Blanchett strepitosa nella somiglianza, nella voce, nelle movenze. Con la sua interpretazione ha ottenuto la Coppa Volpi a Venezia, il Golden Globe e la candidatura all'Oscar come miglior attrice protagonista.
Il colore è alternato meravigliosamente al bianco e nero in un armonia che fa entrare e uscire lo spettatore nelle emozioni variopinte e oscure dell'artista.
Il titolo I'm not there è tratto da una delle più belle canzoni di Dylan, mai pubblicata: un brano fantasma per un film fantasma.
Un film cinefilo pieno di rimandi cinematografici, infatti, il regista ha dichiarato di essersi ispirato per ogni fase della vita di Dylan ad un classico del cinema.
Ad esempio, la parte interpretata da Cate Blanchett è ispirata al film di Fellini "Otto e mezzo"; l'episodio interpretato da Heath Ledger al film di Jean-Luc Godard "Il maschio e la femmina".
Il ragno che viene proiettato più di una volta sulle pareti, altro non è che un riferimento preciso al romanzo dello stesso Dylan Tarantula.
Neanche lo spettatore è più lì dov'è seduto, ma è nella miscela perfetta di cinema e musica e poi di nuovo lì sul divano o sulla scomoda sedia di un (presunto) cineforum. Io ero proprio lì quando lo vidi per la prima volta. Devo confessare il mio sconcerto quando ho visto alzarsi, a metà film, gran parte della sala che lo trovava eccessivamente complesso, lento, senza prevedibile scopo.
Io ho apprezzato proprio quello che ha fatto allontanare gli altri.
Film del tutto fuori dal comune, una rara esperienza percettiva ed emotiva.



Frasi dal film:

- Caos, orologi, cocomeri, c'è di tutto qui.

- Sette semplici regole per vivere alla macchia: 1. mai fidarsi di uno sbirro con l'impermeabile; 2. attenzione all'amore e all'entusiasmo, sono temporanei e facili a fluttuare; 3. quando ti chiedono se ti importa dei problemi del mondo guarda profondamente negli occhi chi te lo chiede: non te lo chiederà di nuovo; 4. e 5. E se ti viene detto di guardare te stesso... non guardare mai; 6. mai fare o dire qualcosa che la persona davanti a te non può capire; 7. mai creare niente verrà male interpretato ti incatenerà e ti seguirà per tutta la vita.

- L'amore e il sesso sono due cose che sconvolgono le persone, non capisco perché, non lo capirò mai fino in fondo

- Nessuno verrà mai convertito da una canzone. Non c'è canzone di Phil Ochs che manterrà un movimento in movimento o un picchettatore a picchettare, le sue canzoni sono atti di coscienza personale, come bruciare una cartolina di leva o bruciare se stessi, non fa un accidenti di niente, tranne dissociare te e il tuo pubblico da tutti i mali del mondo e io rifiuto di essere dissociato da quelli.

- Io non sono fatalista. Gli impiegati sono fatalisti, i cassieri sono fatalisti, io sono un agricoltore, chi ha mai sentito di un agricoltore fatalista?

- Da me vogliono solo canzoni puntadito, ed io ho solo dieci dita.


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